L’ex assessore, l’ex senatore, le false attestazioni: (anche) così si saccheggia un’Asp

Il caso del centro radiologico Fiscer di Siderno, struttura iconografica e potente con “entrature” che contano. L'avviso di conclusione delle indagini (per 19) della procura di Reggio contesta la truffa dei doppi pagamenti con milionario danno erariale. E c'è pure il riciclaggio, 90mila euro finiscono sul conto di un ex di Palazzo Madama...

Un centro radiologico nel cuore della Locride a cui non è mai stato facile dire di no, forse neanche “nì”. Un centro dalle fatture importanti, generose, coinvolgenti. Un centro con entrature giuste e nei posti giusti, con la società civile “illuminata” che serve. Un centro con occhio che strizza in giunta regionale, nelle finanze consiliari di un partito a Palazzo Campanella, negli studi legali e notarili che contano. Un centro radiologico con almeno un paio di pezzi da novanta “amici” dentro l’Asp commissariata e sanguinante di debiti e bilanci scritti sulla sabbia, in attesa delle onde. Un centro radiologico in grado di scoraggiare, smontare, sabotare investimenti nella sanità pubblica con Tac e Risonanze rimaste con il cartone incelofanato negli ospedali di vicinanza perché la diagnostica, nella Magna Graecia, solo da Fiscer (con strumentazioni di qualità e personale di livello) vale. La procura distrettuale di Reggio (di Bombardieri e Dominijanni gli autografi) chiude l’iter dell’avviso di conclusione delle indagini con cui si chiede il processo per 19 persone tra proprietà del centro radiologico, soci, dirigenti Asp e pubblici funzionari, ex assessori regionali, persino l’allora commissario dell’Asp di Reggio. Al centro dell’inchiesta i doppi pagamenti delle stesse fatture alcune delle quali già pagate o in parte pagate, ovviamente grazie a false attestazioni e maliziose transazioni. Doppia la compiacenza, secondo gli inquirenti, a parte ovviamente quella della proprietà del centro stesso. Da un lato la regnanza Asp (tra dirigenti e commissario) con l’omissione del controllo e persino con la falsa attestazione rispetto a pagamenti già avvenuti. Dall’altra la regnanza politica di turno in giunta regionale con la quale il “progetto” spingeva per le transazioni, una sorta di pressione politica dall’interno del Palazzo così da indurre l’Asp a scegliere alcune ditte per le transazioni sui debiti sanitari anzicché altre. Ovviamente, tra le “fortunate”, manco a dirlo la Fiscer di Siderno. Non del tutto complesso il meccanismo. Fiscer, secondo la procura di Reggio, “costruisce” un debito storico nei confronti dell’Asp di Reggio in qualità di fornitore accreditato. E questo grazie ad alcune fatture che vengono esibite come non quietanzate. Fatture che però, in realtà, sono state già liquidate «inducendo così (in parte) in errore l’Asp di Reggio» si legge nell’avviso di conclusione delle indagini. In parte però. Perché l’Asp al suo interno, sulla carta, aveva anticorpi e regnanza così da scongiurare il presunto raggiro che però poi di fatto nessuno ha fermato. O nessuno ha voluto o potuto fermare. Costruito il debito “storico” nei confronti dell’Asp toccava poi alla regnanza politica del momento pressare nel modo giusto, sempre secondo la procura di Reggio. “Convincendo” l’Asp stessa a preferire alcune ditte, con cui transigere, rispetto ad altre e il tutto contro le linee guida dell’Ufficio del commissario ad acta del tempo che altri criteri aveva stabilito per seguire gli ordini di pagamento nelle transazioni. Tra queste ditte “prescelte” proprio il Centro radiologico Fiscer, hai visto mai. Nell’avviso di conclusione delle indagini sono più o meno significative le posizioni di tutti e 19 gli indagati anche se simbolicamente ve ne sono alcune che pesano di più. C’è anche il riciclaggio e l’autoriciclaggio nel presunto raggiro, a corollario del progetto criminoso e del denaro che deve sparire al più presto prendendo altre direzioni. C’è Francesco Fiscer, intanto. Che secondo gli inquirenti attesta il falso con relativa dichiarazione sostitutiva di atto notorio. Dentro c’è la dichiarazione «di non aver mai ricevuto le somme (7.974.219,16)» e che le stesse «non sono mai state oggetto di cessioni di credito di assegnazioni presso istituti di credito». Evidentemente dichiarazione non vera, secondo la procura. È questa la somma complessiva con cui si va poi a transigere procurando un danno erariale all’Asp di Reggio e al sistema sanitario regionale per 4 milioni circa. C’è sempre Fiscer poi ma in concorso con Strangio, Crinò, Fragomeni e D’Ottavio (tra soci veri e di fatto della struttura). Insieme, «con artifici e raggiri, inducevano in errore l’Asp e il Servizio sanitario sull’esistenza dell’ammontare del diritto di credito nei confronti della stessa Asp (4.020.225,75 euro) in quanto già corrisposta e pagata nuovamente dall’Asp con mandato di pagamento n. 5756 del 3 aprile del 2015». E c’è appunto il firmatario di questo mandato di pagamento, il commissario dell’epoca dell’Asp e cioè Santo Gioffrè. Che secondo la procura «emetteva il mandato di pagamento nonostante i plurimi rilievi formulati dal collegio sindacale che, anche in seguito ai chiarimenti forniti da Tripodi Ermete e Staltari Pasquale, lo aveva avvertito di “non procedere al pagamento in via prudenziale” nell’impossibilità di eseguire le verifiche di competenza». Staltari e Tripodi quindi, funzionari Asp. Ci sono pure loro e non solo nella vicenda legata a Gioffrè. I due, secondo la procura, avrebbero attestato il falso in occasione di un fantomatico «”incontro tra il rappresentante legale dell’Asp e il rappresentante legale della Fiscer e il gruppo di lavoro”, fatto non verificatosi, atteso che il predetto gruppo di lavoro non si era mai riunito nella sua interezza con il legale rappresentante dello studio radiologico». I due, Staltari e Tripodi, sarebbero in qualche modo responsabili, secondo la procura, d’aver inserito nei bilanci Asp una posizione debitoria a favore di Fiscer «per un equivalente economico di 5.822.024,33». E poi c’è lei, ovviamente. L’ex assessore regionale Maria Teresa Fragomeni. Ex consulente proprio di Fiscer. Per la procura sarebbe «socia di fatto dello studio radiologico nonché assessore al Bilancio ed alle Politiche del Personale della giunta regionale all’epoca dei fatti (2015), anche spendendo la propria carica politica si adoperava affinché la società “Studio radiologico sas” venisse preferita ad altre ditte creditrici nella scelta delle società con cui transigere, anche in violazione dei criteri indicati nella nota 122038/14 dell’8/4/2014 a firma congiunta dei sub commissari Pezzi e Urbani che dettavano le modalità di scelta dei creditori contraenti con l’Asp al fine del ripianamento del debito sanitario». C’è anche il riciclaggio e l’autoriciclaggio nell’avviso di conclusione delle indagini. Con soldi che alcuni soci hanno fatto sparire, dileguandoli dai bilanci del centro radiologico a beneficio di congiunti. E partono bonifici e assegni circolari a raffica, per più di un milione e settecentomila euro. Tra questi, 90mila euro finiscono pure sul conto corrente di un ex senatore, direttamente in filiale con sede al Senato. Ma da che mondo è mondo la famiglia è la prima cosa e non ci si può certo tirare indietro nei momenti che “contano”… I.T.