Vaccini ad “altri”, il caso finisce a “Non è l’Arena”

Nel mirino della trasmissione di Massimo Giletti è finita la somministrazione del siero al figlio di un segretario comunale. Sotto la lente anche le nomine nella sanità pubblica e gli affari di quella privata

“Sbarca” a “Non è L’Arena” il caos dei vaccini nella sanità calabrese. Al programma di Massimo Giletti hanno preso parte, questa sera, il commissario regionale Guido Longo, il presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra e il giornalista Lino Polimeni. A scatenare il caos la decisione di vaccinare il figlio del segretario comunale di un centro della provincia di Cosenza, un giovane di 27 anni, in circostanze per alcuni aspetti…sospetta.

Il padre. “Mio figlio – ha spiegato il segretario comunale – ha accompagnato me per la vaccinazione. A conclusione della somministrazione sono rimasti due vaccini. Abbiamo chiamato i dipendenti da vaccinare che si sono tutti rifiutati. A quel punto, Ottorino Zuccarelli ci ha consigliato di utilizzare il vaccino – per evitare di perderlo – per somministrare il siero alle persone eventualmente disponibili”. Versione all’incirca identica quella di Italo Marino, responsabile della Protezione civile che avrebbe contattato il responsabile dell’Asp per capire se fosse possibile procedere alla vaccinazione.

Nomine tutte politiche. Un modus operandi fortemente contestato anche dal parlamentare ex M5S Nicola Morra, che ha anche ricordato come in Calabria vi siano due Asp sciolte per infiltrazione mafiosa. “In Calabria la sanità va male -ha detto Nicola Morra- perchè le nomine sono tutte politiche oltre che ci sono interessi nella sanità privata. Esistono, peraltro, tante strutture che hanno dietro interessi di politici che vi fanno affari”. E il commissario Longo ha ribadito: “Anche nella sanità c’è la ‘ndrangheta”, difendendo però l’operato del presidente Antonino Spirlì: “Se siamo arrivati ad ottenere dei risultati è stato, fino ad oggi, anche grazie a lui”. Dal canto suo, Lino Polimeni ha tuonato, invece, contro il presidente della Regione, facendo un discorso di carattere più generale: “Mancano 4mila infermieri, 3mila Oss, le case della salute sono chiuse. Non ci sono 1400 medici, 18 ospedali sono stati chiusi, i tre ospedali hub esistenti sono alla disperazione”.