Reggio e il suo “sistema”, l’ombra delle urne taroccate di elezione in elezione

Il procuratore Bombardieri in parte lo dice e in altra parte lo lascia intendere. L'inchiesta non è chiusa anche perché il “solo” Castorina e le “sole” amministrative di settembre potrebbero non bastare a perimetrare un meccanismo più che collaudato...

Ben 400 scrutatori su 800. Che solo a pensar bene sono tali da portare all’incasso una stiva di un traghetto piena di voti, di diritto o di rovescio. E per nominare direttamente e senza sorteggio la metà degli scrutatori di tutta la città metropolitana basta un solo membro della commissione elettorale peraltro praticamente autoinsediatosi su delibera siglata dall’allora presidente del consiglio comunale (oggi assessore). Il tutto, ovviamente e fino a prova contraria, completamente alle spalle del sindaco Falcomatà che ovviamente sentito dai pm ha mostrato fermezza nel manifestarsi, di fatto, anche sindaco a sua insaputa per certi aspetti. Metà dell’intero meccanismo elettorale e scrutinante s’è mosso con finalità speculative e truffaldine, secondo il gip, e a quanto pare è solo un caso che tutto questo sia andato poi a confluire nelle gonfie vele della vittoria elettorale di Falcomatà datata settembre 2020 (le indagini si riferiscono al primo turno, mentre al ballottaggio poi non sarebbero emerse anomalie).

All’anagrafe delle conferenza stampa di presentazione del secondo tempo dell’operazione sul presunto sistema di brogli elettorali a Reggio (altri 5 arresti e una interdizione) si legge tranquillamente “sistema Castorina”, il maratoneta del consenso che avrebbe fatto così tanto il bello e il cattivo tempo da autoassegnarsi in libertà metà del corpo scrutinante dell’intera città. Così capace e, secondo il gip, «dalla evidente e spiccata attitudine criminale» che non solo s’è nominato 400 scrutatori su 800 quanto, per poterlo fare, s’è fatto siglare una delibera dall’allora presidente del consiglio comunale e oggi assessore Demetrio Delfino (indagato) recante sullo sfondo una interazione con il sindaco che invece, a quanto risulta agli atti, non c’è stata. Un meccanismo perfetto, da quanto emerge. Persino troppo oleato e ingombrante per eleggere “solo” uno straripante Castorina e “incensare” di merito un ex presidente del consiglio poi diventato assessore (Delfino). Talmente perfetto e meccanicamente funzionante (i seggi “portano” al voto anche i defunti, se necessario) da essere esportabile in franchising ogni volta che si aprono urne lungo lo Stretto. Quantomeno dal 2018 in poi, dalle Politiche fino alle Regionali ed è lo stesso Bombardieri a non chiudere né lesinare “finestre elettorali” ad una indagine che gli inquirenti considerano tutt’altro che chiusa.

«Questo è un secondo passaggio che nasce dallo sviluppo investigativo dalle dichiarazioni di Carmelo Giustra – dice Bombardieri – che ci ha consentito di ricostruire quello che è avvenuto all’interno dell’entourage di Castorina. La Digos ha verificato documentalmente quello che è avvenuto nella fase precedente». «Vediamo il coinvolgimento – ha aggiunto il procuratore – non solo di Castorina ma anche di una serie di soggetti a lui vicini». Il riferimento è allo zio Giuseppe Saraceno, e ai componenti della sua segreteria: Simone D’Ascola, Francesco Laganò e Antonio Fortunato Morelli. «C’è un quadro delittuoso ben più ampio e l’indagine non si è conclusa».

Bombardieri ha poi parlato anche dell’iscrizione nel registro degli indagati di Demetrio Delfino, precisando che quella dell’assessore comunale, all’epoca presidente del consiglio, è stata «una condotta attiva di ratifica dell’autonomina di Castorina come componente della commissione elettorale. Nessuno in commissione ha mai rilevato che la presenza di Castorina non fosse legittimata dall’elezione del consiglio comunale. Questo perché non erano a conoscenza, per sciatteria, perché connivenza o perché dolosamente partecipavano a questo tipo di organizzazione. Questo lo stiamo accertando. Le condotte che noi abbiamo accertato nel dicembre 2020 non sarebbero state possibili se non inserite in un disegno più articolato».

Già, un «sistema più articolato». Magari uno di quelli dove è possibile anche che non ci sia posto per la «sciatteria» se tutti i membri di una commissione non si accorgono che c’è uno dentro che non ci dovrebbe stare. Chissà.

Certo è che poter contare sulla metà di tutti gli scrutatori di Reggio non è male come “biglietto da visita” ogni volta che si devono aprire urne lungo lo Stretto…

I.T.