La Basilicata “arancione” chiude le scuole (e nessuno farà ricorso…)

Probabile lezione di “civiltà” al di là del Pollino. Almeno fino al 24 marzo obbligatoria la didattica a distanza, «rischio troppo alto di contagio». E più d'uno scommette che non ci saranno famiglie e studi legali pronti a “sfidare” il Tar in piena pandemia...

 

Da zona rossa a zona arancione. Una “promozione” o un “liberi tutti”? Macchè. Siamo dall’altra parte del Pollino, quella più arida a salire e più dolce a scendere. Qui, in Basilicata, senza far mai troppo rumore, c’è chi fa le cose e c’è anche chi non fa di tutto per distruggerle. È sempre andata così, del resto. La regione esce dal perimetro “rosso” e finisce in “arancione” ma il governatore Bardi non sventola la bandiera della “libertà” e non organizza raduni in piazza. Fa tutt’altro. Chiude tutte le scuole, obbliga solo la didattica in assenza almeno fino al 24 del mese ma in molti sono convinti che la tirerà almeno fino a Pasqua, «troppo alto il rischio contagio nelle classi» confessa alla “Gazzetta del Mezzogiorno”. Per un Pollino che separa c’è sempre un Pollino che, in qualche modo, unisce ed ha sempre unito. Anche Nino Spirlì, siamo in Cittadella, ha provato a sospendere la didattica in presenza pur “appartenendo”, la Calabria, alla zona arancione. Come la Basilicata del resto ma con un giudizio in prospettiva peggiore confezionato dalla Fondazione Gimbe per il contagio conterraneo. Ben 349 casi su 100mila abitanti, numeri da zona rossa “vera” più alti e insidiosi di quelli che la Fondazione ha registrato al di là del Pollino. Spirlì in ogni caso, come il collega Bardi, la sua ordinanza precauzionale e cautelativa l’aveva emessa a favore della didattica in assenza. Ma a differenza del presidente che sta dall’altra parte del Pollino s’è dovuto scontrare dopo 48 ore con un solerte e insolitamente attivissimo Tar (comodamente da remoto) che ha smontato ancora una volta l’ordinanza della cautela e della prudenza (per la cronaca è intervenuto poi il nuovo Dpcm di Draghi che consente alle regioni in zona “arancione” di poter sospendere la didattica in presenza senza sindacare oltre le ordinanze, a scopo precauzionale). Anche Spirlì, come Bardi, ha provato (e potrebbe ancora, il decreto del governo lo consente ancora una volta) a proteggere studenti e famiglie ma c’è un insuperabile destino che divide le due sponde del Pollino da che mondo è mondo. L’ordinanza prudenziale e salutista di Bardi quasi certamente non sarà mai giudicata da nessun Tar. Per la semplice ragione che non ci saranno mamme pronte a impugnarla e non ci saranno studi legali disponibili al conflitto politico-giuridico sulla pelle di studenti e famiglie. Al di là del Pollino non si consentiranno, nella fase pandemica più delicata, un affronto e un rischio del genere. A meno che, in soccorso, il “modello Calabria” non presterà qualche mamma e il solito studio legale pronto ad armeggiare conflitti al Tar pur di riaprire le scuole. Del resto ormai è una griffe, un franchising. Basta solo trovare un movente “politico” e non ci sono limiti né latitudini. Anche la pandemia se ne può fare una ragione…

I.T.