Frode nel settore energie rinnovabili, sequestro da 14 mln

Operazione Gdf nel Crotonese, eseguite sei misure cautelari. Tra gli indagati l'ex presidente facente funzione della Regione Calabria Antonella Stasi

Un intero complesso aziendale per oltre 14 milioni di euro è stato sequestrato a Isola Capo Rizzuto dalla Guardia di finanza di Crotone nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Procura di Catanzaro per frode nel settore delle energie rinnovabili e del traffico illeciti di rifiuti. I militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria e della Sezione operativa navale di Crotone, hanno eseguito sei misure cautelari, emesse dal Gip del tribunale di Catanzaro, Pietro Carè, nei confronti di altrettante persone. In particolare il divieto di dimora a Isola Capo Rizzuto e l’interdizione per un anno dall’attività professionale riguarda Antonella Stasi, di 55 anni, proprietaria di un’azienda agricola, (ex ex presidente facente funzione della Regione Calabria negli anni della legislatura Scopelliti) il rappresentate legale C.A. (47) e due dipendenti amministrativi C.F. ( 57) anni e S.S. (42). Per altre due persone M.A., di 58 anni, e R.R. (50), è stato disposto l’obbligo di presentazione quotidiana alla p.g.. Il sequestro preventivo, anche per equivalente, ha riguardato oltre 14 milioni, quale profitto del reato conseguito dalla società.

I provvedimenti cautelari arrivano al termine di un’indagine, coordinata dal Procuratore. Nicola Gratteri e diretta dai sostituti Paolo Sirleo e Domenico Guarascio, che ha consentito di far luce sull’esistenza di un’associazione per delinquere, con al vertice i proprietari della società agricola coinvolta, finalizzata al conseguimento degli incentivi pubblici, erogati dal Gestore dei Servizi Energetici (G.S.E.), per la produzione di energie da fonti rinnovabili. Scopo di tale forma di incentivazione è quello di sostenere economicamente le imprese che producono energia mediante l’uso di fonti alternative. Secondo quanto emerso dalle indagini la società non avrebbe fornito dati veritieri sia nella fase di progettazione e costruzione dell’impianto di biogas, di Capo Rizzuto con il percepimento indebito, dal 2011 al 2018, di incentivi pubblici per oltre 14 milioni di euro. Inoltre è stato verificato anche l’utilizzo di biomasse di origine animale e vegetale in difformità alla normativa che prevede la non utilizzabilità nel ciclo di produzione di energia pulita.