Falso e corruzione nella pubblica istruzione: arresti e sequestri

Operazione della procura di Vibo nell'ambito del mondo del circuito Afam e paritario. 8 finiscono in carcere e 2 ai domiciliari. Interessate anche le città di Cosenza, Catanzaro, Reggio e Napoli. Sotto sigillo urgente beni 7 milioni di euro. I nomi degli arrestati

In 8 sono finiti in carcere alle prime luci dell’alba e 2 ai domiciliari su disposizione del gip del tribunale di Vibo, nell’ambito di una inchiesta della procura del capoluogo. Il settore coinvolti è quello della publica istruzio,e circuito Afam e paritario. L’operazione è scattata alle prime luci dell’alba nelle province di Vibo Valentia, Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria e Napoli dove i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Vibo Valentia, con l’ausilio di personale dei reparti arma territorialmente competenti e il supporto aereo fornito dall’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri.

L’ordinanza di misura cautelare è stata emessa dal gip del tribunale di Vibo Valentia su conforme richiesta della locale Procura della Repubblica, guidata da Camillo Falvo, nei confronti di 10 soggetti (8 in carcere, 2 agli arresti domiciliari), operanti come detto nel settore dell’istruzione, circuito Afam e istituti paritari, ritenuti responsabili in concorso, a vario titolo, di associazione a delinquere, corruzione, falso in atti destinati all’A.G., falso in atto pubblico, abuso d’ufficio e autoriciclaggio. Nel corso dell’attività di esecuzione delle misure cautelari sono state anche poste sotto sequestro con decreto d’urgenza 19 società, operanti nel settore dell’Istruzione, per un valore stimato in circa 7 milioni di euro.

Tra i nomi degli arrestati ci sarebbe anche quello di un dirigente del Miur, il Ministero dell’Istruzione, Maurizio Piscitelli, 56 anni, di Casalnuovo di Napoli, alto funzionario che si occupava del controllo e dell’ispezione degli istituti di formazione accreditati dal Miur. Arrestato anche il figlio, Christian,  24 anni anche lui di Napoli. Nel corso delle indagini, gli investigatori dell’Arma avrebbero documentato diversi episodi di corruzione.

Al centro dell’inchiesta ci sarebbe l’accademia Fidia di Stefanaconi, già salita alla ribalta della cronaca giudiziaria qualche mese fa in seguito a una perquisizione dei carabinieri che portò allo scoperta di un arsenale di armi da guerra nascosto nella casa di Davide Pietro Licata, 52 anni,figlio del preside Michele Licata, tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Vibo Valentia. Oltre al preside Michele Licata, fondatore dell’Accademia Fidia, a Maurizio e Cristian Piscitelli,sono stati arrestati anche i figli Davide, Igor e Dimitri, la nipote Michela. Ai domiciliari la moglie di Davide Licata, Rosella Marzano. Coinvolti pure Carmine Caratozzolo, 49 anni di San Ferdinando e Domenico Califano, 39 anni di Reggio Calabria. Complessivamente gli indagati sono 23 e tra questi ci sarebbero nomi eccellenti tra cui la dirigente scolastica Maria Rita Calvosa, 59 anni di Catanzaro, il medico ed ex consigliere comunale di Vibo Incoronata Bax.

Presso il Comando Provinciale di Vibo Valentia alla presenza del Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, dott. Camillo Falvo sono stati illustrati i dettagli dell’operazione.

L’indagine, denominata “Diacono”, condotta sotto la guida del Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia e del sostituto Ciro Lotoro, è stata avviata a seguito del ritrovamento, il 2 luglio 2020, di un arsenale di armi (da guerra e clandestine) e ingente somma di denaro presso l’abitazione di Davide Pietro Licata, contigua all’Istituto “Accademia Fidia”, gestito dalla famiglia Licata. Gli approfondimenti hanno consentito di ricostruire una rete di istituti formativi (paritari e artistici/musicali) che ha illecitamente prodotto, in cambio di denaro e/o altre utilità, titoli di studio e attestati (oltre che operato fittizie assunzioni), al fine di favorire la partecipazione dei beneficiari a pubblici concorsi per l’assunzione di personale docente e Ata (Assistente Tecnico Amministrativo). Tali illecite condotte sono state agevolate e rese possibili grazie alla corruzione di un alto funzionario del Miur, il quale è incaricato, fra l’altro delle attività ispettive e di controllo degli istituti provati accreditati al Miur.

I.T.