A caccia di varianti, il tracciamento ora si fa più complesso (anche per molti privati)

Spirlì chiede a Longo di avviare un monitoraggio più incisivo in collaborazione con le 5 Asp. Le nuove linee guida del ministero mettono in guardia i laboratori privati e i test antigenici: occhio che muta la proteina “N” e sono credibili solo quei tamponi «con sensibilità superiore al 90% e specificità maggiore al 97%»

La variante che “varia” e che cambia le carte in tavola. Che trasforma e muta persino la proteina “N”, praticamente “il midollo” del Covid. E così se per sequenziare e definire “variante” un caso Covid in Calabria occorre inviare l’esito molecolare a Roma con risultato poi dopo una decina di giorni, con tutto quello che ne consegue in termini di tracciamento, il bello (anzi il brutto) arriva poi dai test rapidi antigenici dei laboratori privati. Poco più che un disastro, per farla breve. Perché se è vero che la variazione della proteina “Spike” è comunque “acchiappabile” da quasi tutti gli antigenici è anche vero che il ministero mette tutti in guarda nell’ultimo report inviato alle strutture. Della serie, occhio che la variante cambia quasi tutto del Covid, anche la proteina “N”, «stanno emergendo mutazioni che devono essere attentamente monitorate per valutare la possibile influenza sui test antigenici». Tradotto alle nostre latitudini, avverte il ministero, la variante inglese o brasiliana potrebbe dare esito negativo al tampone antigenico nella gran parte dei casi per cui si generano e si lasciano circolare falsi negativi ma potenzialmente positivi.

Il problema è serio, a ben vedere. Soprattutto dopo che il ministero ha inserito i test antigenici nel quotidiano rapporto sui positivi su scala nazionale, ovviamente di fatto consegnando una molitudine illimitata di falsi negativi che se ne vanno in giro tranquillamente. E che fosse alle porte un dramma anche sul versante epidemiologico, strettamente clinico, ne è al corrente il presidente Spirlì che ha formalmente chiesto al commissario ad acta Longo di avviare «una verifica aggiuntiva sui dati relativi ai contagi da Covid-19 e in merito alla presenza di eventuali varianti del virus, il tutto avvalendosi dell’ausilio dei dipartimenti di Prevenzione delle cinque Aziende sanitarie provinciali. L’obiettivo è avere una mappatura epidemiologica completa, città per città, in modo da poter, eventualmente, provvedere alla dichiarazione di nuove zone rosse, fondamentali per contenere il contagio da Sars-Cov2».

Spirlì in altre parole chiede a Longo di farsi carico, come regnanza che sta al vertice delle Asp, di ragionare su nuovi parametri da utilizzare per i tamponi molecolari, evidentemente per poterne fare sempre di più e non solo come tecnica di conferma contagio. Usare più molecolari per gli screening, proprio come si fa con gli antigenici. E il perché è presto detto e sta proprio nell’ultima circolare del ministero. Una gran parte dei tamponi rapidi non è in grado di “acchiappare” le varianti, gerenando falsi negativi. «Sono richiesti solo test antigenici con senbilità maggiore del 90% e specificità maggiore del 97% – si legge nelle linee guida -». Praticamente una selezione naturale micidiale all’interno dell’universo antigenico, con una validità solo per quelli che sono d’ultima e scientifica generazione (e che non possono costare poco). Non sono molti quei laboratori privati che usano test con questa raffinata validità, ma ci sono e quelli che ci sono ora diventano più appetibili che mai.

Nel frattempo, la “variante”, fa il suo mestiere e cioè terrorizza l’emisfero scuola e aree urbane. Il “caso Cosenza” ne è apripista. C’è grande apprensione attorno al micidiale focolaio dentro la scuola “Family”, una trentina i casi e alla spicciolata si attendono gli esiti da Roma sulla variante inglese. L’Asp, in qualche modo, fa filtrare che di variante conclamata si può parlare in un caso (Mendicino) ma in almeno altri 3 (Cosenza, Rende e ancora Mendicino) si sta attendendo l’esito ma che potrebbe essere scontato. Tre possibili casi di variante inglese nell’area urbana ma con una moltitudine di indagini cliniche inviate a Roma e che arriveranno nei prossimi giorni, le scuole interessate sono davvero tante (ci sono scuole a Cosenza o a Rende con 4 o 5 classi in quarantena). Alcune famiglie relative al focolaio “Family” sono state contattate dall’Asp con la raccomandazione di non prendere per buona attorno ai 14 giorni la fine della quarantena dal momento che la possibile variante inglese allunga questo termine, non prima dei 21 giorni e con tampone molecolare da rifare. Attorno alla cintura dell’area urbana i casi aumentano nelle scuole. Chiudono istituti a San Marco Argentano, a Bisignano, Castrolibero chiude tutte le scuole. Nei soli due “drive in” dell’Asp di Cosenza sono andati in esito in un giorno 120 tamponi “sospetti” e che hanno a che fare con l’universo scolastico (tra alunni, insegnanti, parenti, personale). Alla peggio, nelle prossime ore, si potrebbero trovare decine e decine di positivi perché non sono tamponi da screening ma da contatto più o meno diretto con positivi e comunque sospetto. La tensione quindi sale e mai come in questo momento lo “stop”, la chiusura di tutte le scuole per qualche settimana in coincidenza con la campagna vaccinale dei docenti, potrebbe risultare essenziale…

I.T.