Pentito di ‘ndrangheta conferma gli appoggi ad ex consigliere regionale

L’ex consigliere regionale Alessandro Nicolò (in foto, ndr) “fu appoggiato anche dai Serraino”. Lo ha detto il neo-collaboratore di giustizia Sebastiano Vecchio, l’ex assessore comunale di Reggio Calabria arrestato lo scorso ottobre nell’operazione “Pedegree 2”. Il verbale dell’interrogatorio, reso il 13 novembre scorso davanti al procuratore della Dda di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri e ai pm Walter Ignazitto e Sara Amerio, è stato depositato nel fascicolo del processo “Libro Nero” che vede imputato Nicolò.

“Manifestazione esplicita dell’appoggio della cosca”. “Nel 2007 – ha detto Vecchio – ero stato eletto al consiglio comunale, con l’appoggio della cosca Serraino. Fabio Giardiniere, genero di Mico Serraino, nel frattempo si era allontanato da me, a seguito delle incomprensioni e delle lamentele per il mio comportamento post-elettorale, ed appoggiò Nicolò. Giardiniere volle fare mettere un manifesto di Nicolò affisso alla porta del suo supermercato a San Sperato. Fu una cosa plateale, una manifestazione esplicita dell’appoggio della cosca al politico. So che intervennero addirittura i carabinieri, facendolo rimuovere”.

Suocero del boss nella segreteria politica. Il collaboratore, che oltre a essere un ex assessore comunale è anche un poliziotto, ha ricostruito anche i suoi rapporti con l’esponente politico: “Ho conosciuto Nicolò grazie ad Antonino Caridi (oggi consigliere comunale), figlio di Bruno (già presidente della VII circoscrizione)”. Ai magistrati il pentito ha riferito anche l’episodio in cui rappresentò al consigliere regionale l’inopportunità di aver chiamato nella sua segreteria Pasquale Repaci, suocero del boss Filippo Chirico: “Mi disse di stare tranquillo – ha detto Vecchio – e fece ‘scivolare’ il discorso. Anche Nino Caridi aveva affrontato la questione con Nicolò. Anche a lui sembrava strano che avesse chiamato giusto il Repaci nella sua segreteria, perché Caridi mi faceva notare che a Reggio era diffusa la voce che, nella scomparsa del padre di Nicolò vi fosse la mano di Filippo Chirico”.

“Della cosa si parlava nel nostro ambiente”. Il riferimento era a Pietro Nicolò, padre dell’ex consigliere regionale, scomparso nel 2004 per “lupara bianca”. A detta del collaboratore di giustizia “Sandro Nicolò ricordava spesso la figura del padre commuovendosi e non parlava volentieri della sua vicenda. Io non so perchè Nicolò avesse inserito Repaci nella sua segreteria. Certo della cosa si parlava nel nostro ambiente; tanto che qualcuno pensava che la chiamata di Repaci nella segreteria fosse stata chiesta, o in qualche modo imposta, dalla cosca Libri e fosse funzionale ad allontanare i sospetti su Filippo Chirico”.