Operazione Golgota, “spezzata” l’ala militare dei clan crotonesi – IL VIDEO

Trentasei gli arresti. Arresti che sono la conseguenza di quanto emerso nel corso di un’articolata indagine coordinata dal ProcuratoreNicola Gratteri e dai Sostituti Paolo Sirleo e Domenico Guarascio.

iframe width=”560″ height=”315″ src=”https://www.youtube.com/embed/bF10u7D5G98″ frameborder=”0″ allow=”accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture” allowfullscreen> Il colpo è stato inferto all’ala militare della cosca Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto. Se ne dice certo FrancescoMessina, che è il Direttore della Direzione Centrale Anticrimine. Un colpo che è il frutto di quattro, anzi, quasi cinque lunghi anni di indagini eseguite in sinergia tra gli investigatori della polizia e la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.

È così che oggi si arriva al fermo di quasi una quarantina di persone che secondo gli inquirenti avrebbero avuto il controllo di diversi territori che degrada dal Catanzarese al Crotonese: Isola Capo Rizzuto, San Leonardo di Cutro, Cutro, la frazione di Papanice del capoluogo, e addirittura addentrandosi fino a Petilia Policastro.

L’operazione è scattata all’alba di stamani, e gli investigatori l’hanno denominata “Golgota”  – la definizione in aramaico del Calvario di Gerusalemme ai tempi di Gesù – e ha visto spalancarsi le porte del carcere, come dicevamo, per esattamente 36 soggetti, a cui si contestano i reati di associazione mafiosa, estorsioni, porto e detenzione illegale di armi e munizioni oltre all’associazione finalizzata al traffico di droga. Arresti che sono la conseguenza di quanto emerso nel corso di un’articolata indagine coordinata dal ProcuratoreNicola Gratteri e dai Sostituti Paolo Sirleo e Domenico Guarascio.

Indagine svolta dagli uomini della Squadra Mobile di Crotone, in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo, e che si è focalizzata sulla potente cosca degli Arena-Nicoscia di Isola di Capo Rizzuto e sulla famiglia dei Mannolo, appartenenti al “ceppo” cosiddetto dei “pecorari” e a loro volta attivi nell’area di San Leonardo di Cutro. Le investigazioni hanno unito le risultanze di due distinti filoni che poi, nel corso del tempo, si sonointrecciati consentendo di far luce su quelo che viene definito come “un ampio spaccato criminale” del territorio della provincia crotonese. In particolare, le indagini su Isola hanno rappresentato una prosecuzione dell’operazione “Tisifone” ,scattata il 20 dicembre del 2018 (su disposizione della Procura Distrettuale di Catanzaro) e che colpì 23 soggetti delle famiglie di Arena-Nicoscia-Manfredi-Capicchiano .

Quel blitz, al tempo, scongiurò la ripresa di una nuova guerra di mafia, consentendo di fare luce sulle successive dinamiche criminali operanti ad Isola, ma anche sulle propaggini della cosca al nord Italia per mezzo dell’infiltrazione in imprese delle quali acquisivano la gestione imponendo la loro protezione e sui rapporti che le famiglie isolitane mantengono con altre famiglie di ‘ndrangheta del crotonese, in particolare con i Megna di Papanice e, appunto, con i Mannolo.

Proprio con quest’ultimi sarebbero emersi gli intrecci con un’altra indagine svolta dagli investigatori e relativa a un fiorente traffico di stupefacente, il cui epicentro sarebbe stato proprio San Leonardo e che riforniva di ingenti quantitativi di droga l’intera provincia, compresa Isola Capo Rizzuto. Le intercettazioni avrebbero infatti permesso di appurare come la famiglia Mannolo avesse stretti rapporti con soggetti di Crotone e Isola, nella fornitura di cocaina e marijuana. Si è accertata anche la disponibilità di numerose armi che sono state sequestrate nel corso di servizi mirati insieme allo stupefacente oltre che durante dei riscontri effettati a carico degli acquirenti a loro voltaspacciatori. Si è così ed anche scoperta l’operatività di diverse associazioni sul crotonese dedite al traffico illecito di droga ed in grado di muovere decine di chili di sostanze per tutta la Penisola. L’inchiesta, inoltre, ha fornito un vero e proprio spaccato di “storia criminale” della provincia degli ultimi anni corredata da alleanze, rivalità e cambi di strategie. Inquietante si sarebbe rivelata, ancora, la capacità degli indagati di acquisire informazioni sulle indagini in corso e le operazioni in procinto di essere eseguite, e come si è compreso dalla viva voce degli stessi.

GLI ARRESTATI Le misure hanno colpito: Salvatore Arena; Antonio Astorino; Carmine Astorino; Valerio Carpino; MarcoCenerini; Gerolamo Ferrini; Giuseppe Geraldi; Giardino Alfonsina; Alessandro Giardino; Giovanni Greco;Mirko Iannone; Macchione Giuseppe; Fiore Macrillò; Francesco Macrillò; Fabio Mannolo; GiulianoMannolo; Ivan Mannolo; Rocco Mannolo; Rocco Marchio; Antonio Nicoscia; Santo Claudio Papaleo; Leonardo Passalacqua; Fabio Procopio; Giuseppe Pullano; Emanuel Ribecco; Natale Ribecco; DomenicoRiillo; Francesco Riillo; Mirko Scarpino; Antonio Sestito; Ivan Stramandinoli; Martino Tarasi; GiuseppeTimpa; Luca Vallone; Antonio Vasapollo; Santo Vittimberga. All’esecuzione delle catture richieste dalla Procura, hanno partecipato, dalle prime ore dell’alba, più di duecento tra uomini e donne della Polizia di Stato, appartenenti alla Squadra Mobile di Crotone e al Servizio Centrale Operativo con la collaborazione della Squadra Mobile di Bergamo, Catanzaro, Cosenza, Milano, Novara, Vibo Valentia e Reggio Calabria, del Reparto Prevenzione Crimine di Bari, Cosenza, Lecce, Vibo Valentia e Siderno e delle Unità Cinofile di Vibo Valentia e Reggio Calabria e il supporto dell’elicottero del V^ Reparto Volo di Reggio Calabria.