«Scaricammo de Magistris con l’ok del Quirinale…»

Il libro intervista di Luca Palamara (ospite di Buongiorno Regione sulla Tgr giovedì mattina) scuote il potere e ridisegna confini. Dopo la rivelazione su Gratteri («il “Sistema” gli ha impedito di diventare ministro») ecco quelle sull'allora pm di Catanzaro. «Lo abbiamo “arginato”, ma al governo c'era la sinistra con Prodi...»

Non solo Nicola Gratteri, nel febbraio del 2014 ad un passo dal portone del Quirinale per la firma da ministro della Giustizia. Portone che non si mai più aperto poi. Ma anche, riavvolgendo il nastro di un bel po’ di anni. Gigi de Magistris, oggi sindaco di Napoli e (in qualche modo) autocandidato alla presidenza della Regione. C’è qualcosa che accomuna nel destino i due magistrati ed è Luca Palamara, il trainer delle trame e degli intrighi in magistratura, a rivelarlo. Occorreva bloccarli tutti e due, per ragioni diverse ovviamente. Molto diverse. E il “Sistema” si è adoperato a dovere.
È uscito da poche ore ma il potere che conta è scosso già abbastanza dalle rivelazioni di Luca Palamara nel libro in cui è intervistato da Alessandro Sallusti. Palamara, che giovedì di buon mattino è ospite di Rai 3 nella rubrica “Buiongiorno Regione” intervistato da Riccardo Giacoia, ridisegna nel libro confini e svela segreti molti dei quali inediti per davvero, anche nel confezionamento. E dopo Gratteri che si gioca il dicastero nella “notte” di Roma dopo il contatto con Delrio e la carta bianca di Renzi ecco un’altra fetta di Calabria nel libro. Gigi de Magistris, allora in procura a Catanzaro. Siamo nel 2006, al governo del Paese c’è Prodi con il centrosinistra ma l’attuale sindaco di Napoli (e autocandidato alla presidenza della Regione Calabria) inizia ad insidiare proprio gli equilibri di Palazzo Chigi con alcuni dei fascicoli più scottanti di Calabria. «Creava imbarazzi alla maggioranza con le sue inchieste – confessa Palamara -. Da qui le inchieste avocate e la punizione disciplinare e i pm di Salerno che indagarono sulla sua vicenda – Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, con il procuratore capo Luigi Apicella – subirono dal Csm la stessa sorte». «De Magistris – chiede Sallusti –andava fermato?». «Diciamo – risponde Palamara – che la decisione è di provare ad arginarlo, il “Sistema” non può permettersi una cosa del genere (…)». «Detto più chiaramente – continua Sallusti – voi lo scaricate e il presidente Napolitano approva?». «Lo scarichiamo – risponde Palamara – e condividiamo questa scelta con il Quirinale tramite il compianto Loris D’Ambrosio (che è scomparso, non può smentire né confermare, ndr), il mio riferimento al Colle…». Poi aggiunge: «Ci furono pressioni politiche per scaricare de Magistris perché quell’inchiesta andava a colpire un governo di sinistra? Il governo era di sinistra, il mio sistema di riferimento anche, lascio a voi le conclusioni…». Della serie, “fuoco amico”. Più o meno come sempre…

RdM