«Ospedale sporco e addetti alle pulizie a fare da Oss…»

L'operazione "Silence" della procura di Cosenza che ha portato a 4 arresti domiciliari a carico del colosso Coopservice e alla richiesta di interdizione per 5 tra funzionari e dirigenti dell'Annunziata. «Siamo solo all'inizio» ha commentato il procuratore Mario Spagnuolo. Le indagini su di un appalto da 25 milioni di euro

Un appalto da 25 milioni per pulizie e servizio Oss all’interno dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza salvo poi riscontrare sale operatorie sporche, reparti «al limite della decenza», tariffe «super pagate e fuori mercato» e persino, in alcuni casi, «addetti alle pulizie che hanno assistito dei pazienti al posto degli Oss».
Quasi due anni fa il primo sguardo della procura guidata da Mario Spagnuolo dentro il “sistema”, con una inchiesta nata a seguito dell’ispezione dei Nas all’interno delle sale operatorie. Da qui il primo sequestro di carte importanti. A settembre di quest’anno poi altra “bussata” della Finanza, sempre su delega della procura di Cosenza e sempre a caccia di carte a proposito di questo mega appalto di 25 milioni di euro per poi ritrovarsi l’ospedale più sporco di prima. E a quattro giorni dal Natale il blitz, l’operazione “Silence”, ovviamente a testimonianza di quanto il tutto sia avvenuto nel silenzio generale.
Nel mirino il colosso dei servizi esternalizzati nei presidi ospedalieri, la Coopservice. Quattro gli arresti domiciliari a carico dell’azienda privata mentre sono cinque i dirigenti e funzionari dell’Azienda sanitaria di Cosenza per i quali sono state richieste misure interdittive ora al vaglio del gip.
Siamo nel 2016 e iniziano le verifiche e le ispezioni dei carabinieri, dei Nas e dello Spisal di Catanzaro. Si arriva al sequestro preventivo di una parte dell’Annunziata, comprese alcune sale operatorie (poi dissequestrate) e compresa l’area stoccaggio dei rifiuti, considerata ad alto rischio per la salute dei pazienti. Da qui l’attenzione degli investigatori s’è andata concentrando sui contratti di appalto per una serie di servizi, dalla mensa alla lavanderia passando per le pulizie.
A settembre di quest’anno l’acquisizione di documenti mentre all’inizio dell’inchiesta proprio Coopservice è intervenuta con una nota per smentire fermanente il rincorrersi di voci attorno a una decina di indagati in capo al colosso dei servizi, coinvolti in altri appalti su scala nazionale. «La cooperativa – ebbe a precisare Coopservice nel febbraio del 2019 – ribadisce di non aver mai subito sequestri e che nessuna persona riferibile a Coopservice ha mai ricevuto informazioni di garanzia da parte della procura della Repubblica di Cosenza».
Oggi arriva “Silence”, l’operazione della procura di Cosenza che però, secondo il procuratore Mario Spagnuolo, «è evidente che è solo l’inizio». E già, non potrebbe essere diversamente. Che giro hanno fatto i soldi effettivamente erogati? Si intravedono tangenti sullo sfondo?
I reati contestati sono di truffa aggravata ai danni dello Stato e di frode in pubbliche forniture. Oltre agli arresti, le forze dell’ordine hanno eseguito anche un sequestro preventivo per equivalente, nei confronti di un altro indagato, e per un importo complessivo di poco più di 3 milioni di euro. Nei confronti della società è stato inoltre disposto il sequestro di somme di denaro, nonché declaratoria di incapacità a contrarre con la pubblica amministrazione, su cui il gip si è riservato di decidere, all’esito del già disposto interrogatorio del legale rappresentante.
Le problematiche rilevate hanno spinto la procura «a disporre un approfondimento investigativo sul rispetto delle condizioni contrattuali del bando di gara del 4 maggio 2012, indetto dalla Regione Calabria in relazione ai “Servizi di pulizia e servizi integrativi» presso l’Azienda Ospedaliera di Cosenza. L’ulteriore attività investigativa veniva delegata ed eseguita dai Finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria e dai Carabinieri della Compagnia di Cosenza, con il contributo dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro e della Vigilanza Ispettiva dell’Inps di Reggio Calabria.
«Dal lavoro degli investigatori emergeva – si legge ancora nel comunicato firmato da Mario Spagnuolo – un quadro allarmate soprattutto dal punto di vista igienico-sanitario, a causa dell’assoluta inadeguatezza, sia sul piano quantitativo che qualitativo dei servizi svolti dalla società affidataria dell’appalto. A ciò si aggiungeva l’indebito arricchimento per la società realizzato attraverso le condotte degli indagati, destinatari di misura cautelare personale, nei loro ruoli di referenti locali e dirigenti nazionali della società, aggiudicataria dell’appalto delle pulizie, che, mediante artifici e raggiri consistiti nell’aver prodotto dati non veritieri, sono riusciti ad ottenere il pagamento di ore di lavoro relative a servizi integrativi e complementari mai effettuate per un ammontare di 3.092.416,04 euro. Particolarmente impegnativa per gli investigatori la ricostruzione dei complessi meccanismi contabili e procedurali, attraverso i quali si è realizzato l’illecito arricchimento. In tale attività, si è rivelato particolarmente prezioso il contributo dell’Ispettorato Territoriale Regionale del Lavoro e della Vigilanza Ispettiva Inps di Reggio Calabria, che hanno analizzato manualmente, lavoratore per lavoratore, i dati estrapolati dalle banche dati informative dell’Inps e dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, che venivano comparati con quelli previsti da contratto e le ore pagate dall’Azienda pubblica. Ne emergeva un’evidente sproporzione tra le ore di lavoro effettuate dai dipendenti della ditta appaltatrice e quelle effettivamente pagate dall’Azienda Ospedaliera».
Quattro funzionari della Coopservice finiti ai domiciliari sono Gianluca Scorcelletti, Fabrizio Marchetti, Salvatore Pellegrino e Massimiliano Cozza. Ma il procuratore Mario Spagnuolo ed il sostituto Margherita Saccà, come detto, hanno chiesto al gip l’applicazione della interdizione dai pubblici uffici nei confronti di cinque tra funzionari e dirigenti dell’Azienda ospedaliera di Cosenza.
Singolare poi che agli atti dell’indagine ci sono anche le segnalazioni redatte dei primari dei vari reparti dell’ospedale che contestavano la qualità del servizio reso. In particolare è venuto fuori che alcune mansioni tipiche degli Oss (servizio questo pure in appalto anche alla Coopservice). Ne consegue che personale assunto per espletare servizi di pulizie veniva, almeno in parte, destinato a servizi di assistenza ai degenti, con tutto quello che ne consegue in termini di igiene e sicurezza.

I.T.