“La ‘ndrangheta punterà sulla borsa italiana”

Non ha dubbi il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo: controlli insufficienti, basterebbe rafforzare Dia

I super capitali della ‘Ndrangheta, scaturiti anche dai business più recenti del crimine organizzato, punteranno su Borsa Italiana e le società quotate. Ne è convinto Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, che in un messaggio inviato a Klaus Davi, autore del libro ‘I Killer della ‘Ndrangheta’ edito da Piemme, lancia l’allarme: “Permane evidente la sottovalutazione delle infiltrazioni mafiose nell’economia legale, la cui capacità di mimetizzazione è più alta che mai in presenza di periodi di scarsa liquidità come quello che stiamo vivendo. Le reali capacità operative delle più radicate componenti criminali di tipo mafioso mi sembrano molto distanti dai dati ufficiali, eccessivamente livellati verso il basso e frutto di statistiche errate. Temo di non essere distante dal vero nel ribadire che la ‘Ndrangheta, e le altre componenti mafiose di più alto rango, sfrutteranno la pandemia per consolidare la loro forza finanziaria, nella costante ricerca di quel baricentrismo mafioso in grado di condizionare tutti gli ambiti strategici. Inutile sottolineare che in questo momento il settore più a rischio è proprio quello sanitario, non soltanto in realtà particolarmente problematiche come quella calabrese. Attenzione, i problemi più seri si registreranno nel Nord Italia e nel cuore finanziario dell’Unione Europea, dove la richiesta di denaro è molto più alta che altrove. Vedo il concreto pericolo che alla pandemia influenzale possa seguire una catastrofica epidemia criminale, fondata su nuove fonti di contagio in grado di mettere in ginocchio anche i servizi essenziali. È necessario svolgere un monitoraggio rafforzato e costante di tutte le operazioni finanziarie e imprenditoriali a rischio di infiltrazione mafiosa, anche quelle apparentemente di minor rilievo, per impedire che tale devastante scenario possa avverarsi. Basterebbe potenziare la Dia, che da anni è invece privata di uomini e risorse, e affidarle il compito di svolgere analisi mirate che tengano conto di tutti gli indicatori di anomalia disponibili. Va detto con chiarezza, non è questo il momento di attenuare i controlli per far ripartire i consumi, se non vogliamo consegnare alle mafie il controllo di settori di mercato sempre più vasti”.