Negato il diritto alla salute, presidio di protesta a Rende

La Consulta e l’Assemblea dei beni comuni: "Vorremmo che si aprano nuovi presidi e si potenzi la prevenzione e il personale specializzato”

Non si arresta l’ondata di proteste che da giorni tiene banco nelle piazze delle città calabresi: dai cortei di Catanzaro sino alle manifestazioni di Cosenza, movimenti autorganizzati, associazioni, mondo del volontariato, cittadini chiedono compatti al governo regionale e nazionale di tutelare il proprio diritto alla salute.
Stamane è stata la volta di Rende: la Consulta e l’Assemblea dei beni comuni ha infatti indetto un presidio di protesta dinanzi il poliambulatorio di Quattromiglia, luogo simbolo dello sfascio della sanità pubblica, centro d’eccellenza che serve i comuni della Valle del Crati, ma che rischia di essere depotenziato come tante altre realtà territoriali.
“La salute o è per tutti o è per nessuno”, dice Laura Corradi docente Unical e membro dell’assemblea che aggiunge: “i cittadini devono attivarsi, far valere i propri diritti: la salute non è un privilegio. Le strutture sanitarie debbono essere potenziate, non certo chiuse. Vorremmo che, anzi, si aprono nuovi presidi e si potenzi la prevenzione e il personale specializzato”.
Tra i presenti anche gli assessori Ziccarelli e Petrusewicz. La storica, ha sottolineato come: “la sanità è un bene comune, diritto sancito costituzionalmente. L’Italia ha un sistema sanitario nazionale pubblico, ma deve funzionare. In Calabria esiste quella strana forma di turismo sanitario: si va a cercare una sicurezza di cura che deve essere garantita a livello territoriale attraverso presidi locali. La proposta di Gino Strada come commissario regionale mi pare eccellente: la sua esperienza in paesi come l’Africa e il sud est asiatico ci mostra come anche dove sembra impossibile si può invece costruire una sanità sostenibile, accessibile a tutti”.
Vittorio Sacco, tra i membri della Consulta dei beni comuni, ha dichiarato: “La situazione attuale in Calabria è simile a quella vissuta a Bergamo durante il primo lockdown: è intollerabile tale situazione. Adesso abbiamo le conoscenze e maturato esperienza. C’è un rimbalzo di responsabilità politiche che è inaccettabile, nessuno si assume la responsabilità presenti e passate di un inarrestabile e progressivo smantellamento della sanità pubblica regionale, uno smantellamento che ha visto chiudere ospedali, medicina territoriale, ha visto sopprimere posti letto in nome del proprio tornaconto personale e delle speculazioni fatte per costruire le proprie carriere. Il risultato è agli occhi di tutti: la Calabria ora è ultima in Italia e tra le ultime in Europa a livello di quantità e qualità del servizio sanitario”.