Tana per tutti, Palamara davvero paga da solo?

Radiato dall'ordine giudiziario per aver tramato e congiurato in favore o contro nomine ai vertici delle procure del Paese. Ma non sono pochi i possibili risvolti “calabresi” della faccenda...

Rimozione dall’ordine giudiziario. Quanto di peggio per un magistrato, al netto della galera ovviamente che non ha avversari in termini negativi. È la sentenza emessa dal collegio della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura nel procedimento a carico di Luca Palamara. Dopo circa due ore e mezzo di camera di consiglio i giudici hanno dunque accolto la richiesta, formulata dalla procura generale della Cassazione, di applicare all’ex presidente dell’Anm ed ex togato del Csm la sanzione massima prevista.
«I valori che mi hanno portato ad essere magistrato – equità senso civico e amore per la giustizia – sono gli stessi che connoteranno il mio operato da oggi in poi», ha detto Palamara all’Adnkronos. Ma il “grande ambasciatore” degli intrighi, delle “commesse”, delle trame, paga il prezzo più alto. E lo paga, parole sue e coscienza di molti, «per tutti. Pago io per tutti». Già, il domandone è tutto qui. Luca Palamara era portatore di soli interessi propri quanto organizzava trame e relazioni per condizionare nomine ai vertici delle procure del Paese? Oppure era il perfetto tramite, “l’ambsciatore” migliore e più affidabile del momento? Nelle procure di Perugia e di Roma (così come nello stesso Csm) sono convinti che il secondo degli scenari è quello che si fa preferire. Con risvolti possibili, ancorché imminenti, persino conterranei perché c’è sempre un pezzo di Calabria in occasioni del genere (Palamara, del resto, ne porta dentro un frammento importante). Ci sono almeno due magistrati costantemente presenti negli intrighi e nelle trame di Palamara, che gli sono costati l’espulsione dall’ordine giudiziario. E chissà che non ci siano anche politici di Calabria, negli intrighi e nelle trame. Il parterre di riferimento nazionale, del resto, è ricco e non è difficile immaginare colonnelli locali indaffarati in tempi non sospetti.
Per il momento, sul versante disciplinare, paga Luca Palamara il prezzo più esposto ed esponibile. Il collegio della sezione disciplinare lo ha ritenuto responsabile di tutti gli addebiti che gli sono contestati. Al centro delle contestazioni la riunione svolta all’hotel Champagne di Roma il 9 maggio dello scorso anno nel corso della quale, con i deputati Luca Lotti e Cosimo Ferri e 5 ex togati del Csm, si discute di nomine innanzitutto quella del procuratore di Roma. Riunione i cui contenuti sono emersi dalle intercettazioni effettuate col trojan e agli atti della procura di Perugia, dove Palamara è imputato per corruzione.
Due i capi di incolpazione formulati a suo carico dalla procura generale della Cassazione. Il comportamento scorretto nei confronti dei colleghi, i candidati alla guida della procura di Roma e alcuni dei pm di quella stessa procura, e il tentativo di condizionare l’attività del Csm, soprattutto quella delle nomine.
Secondo la procura generale Palamara, «in violazione dei doveri di correttezza ed equilibrio’» ha tenuto «un comportamento gravemente scorretto nei confronti dei colleghi che avevano presentato domanda per il conferimento dell’ufficio direttivo di procuratore di Roma» in quanto «discuteva della strategia da seguire ai fini della nomina oltre che con alcuni componenti del Csm, anche con una persona, Luca Lotti, per la quale la procura di Roma ha richiesto il rinvio a giudizio nell’ambito di una nota vicenda giudiziaria di risonanza nazionale», il caso Consip.
Un comportamento «sicuramente grave» poiché «erano delineate e approfondite le eventuali ragioni ostative alla nomina di alcuni candidati», derivanti in particolare da un processo a carico di Marcello Viola, e «vicende che concernerebbero il dottor Creazzo ipoteticamente ostative alla designazione». Rispetto a Giuseppe Creazzo era poi «prefigurata una strategia di danneggiamento». Delicato questo passaggio. Anche e soprattutto in chiave “calabrese”. Non solo e non soltanto per i trascorsi giudiziari di Creazzo, magistrato a Palmi come a Reggio dove ha goduto di stima e apprezzamenti importanti da parte della regnanza locale e di conseguenza nazionale del momento. Quanto per sua “progressione” a capo della procura di Firenze, la stessa che ha indagato i genitori di Matteo Renzi.
Scorrettezze sono ipotizzate nei confronti di Domenico Ielo, procuratore aggiunto a Roma: Palamara discuteva «delle possibili strategie di discredito» ai suoi danni, prefigurando «ipotetici illeciti commessi dallo stesso».
L’altro capo di incolpazione richiama il fatto che Palamara abbia «posto in essere un uso strumentale della propria qualità e posizione diretto, per la modalità di realizzazione, a condizionare l’esercizio di funzioni costituzionalmente previste quali la proposta e la nomina di uffici direttivi di vari uffici giudiziari da parte del Consiglio superiore della magistratura». Il difensore di Luca Palamara, Stefano Guizzi, parla di «massimo rispetto per la decisione». Sentenza politica? «Assolutamente no», la sua risposta. Ma braccato dai cronisti Palamara è stato meno “difensore legale” di se stesso rispetto al suo avvocato. «Pago io per tutti». Già, per tutti. Per sempre o solo per ora?
I.T.