Petrini resta nel seminario di Decollatura

L'esito era più o meno scontato ma ora la Cassazione ci mette il “timbro”: inammissibile il ricorso della Dda di Salerno contro la sentenza di scarcerazione del Tdl, così come chiesto del resto dalla stessa procura generale

Le condizioni c’erano tutte ma ora il “timbro” della Cassazione ci mette un punto di sopra. Il giudice Marco Petrini non torna in carcere e resta ristretto in detenzione domiciliare presso il seminario di Decollatura. Giudicato inammissibile il ricorso presentato dalla Dda di Salerno e del resto la stessa procura generale presso la Cassazione ne aveva steso le “basi”, contestandolo profondamente.
Secondo la procura di Salerno, invece, Petrini sarebbe stato indotto dalla moglie, Maria Stefania Gambardella, a ritrattare o a modificare le accuse mosse negli interrogatori del 25 e del 29 febbraio. Anche lei oggi risulta infatti indagata per il reato di induzione a non rendere o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria in concorso con persone allo stato ignote. Ragion per cui, sempre secondo gli inquirenti salernitani, ci sarebbe stato un dolo e un progetto seriale nel ritrattare le dichirazioni e da qui il rischio dell’inquinamento probatorio. Meglio il carcere, secondo la Dda ma Riesame prima, procura generale e giudici della Cassazione dopo hanno chiuso la faccenda. Ci si apre e ci si chiude, si fa un passo indietro e poi un paio in avanti ma senza che questo significhi di per sé, sistematicamente, il pericolo dell’inquinamento probatorio né che questo poi sia il fine ultimo del giudice della Corte d’Appello di Catanzaro finito nel ciclone dell’inchiesta “Genesi”, mazzette in cambio di sentenze aggiustate. Questo, in estrema sintesi, il Riesame che ha negato il ritorno in cella di Petrini e questa resta l’ultima sentenza in oggetto perché la Cassazione, come detto, ha ritenuto inammissibile l’ennesimo ricorso della Dda di Salerno.

I.T.