Mascherine all’aperto, c’è un esposto in procura

Un ingegnere ed ex ricercatore Unical ha chiesto formalmente all'ufficio di Gratteri se esistano o meno violazioni del codice penale da parte della governatrice Jole Santelli che con l'ultima ordinanza ha imposto misure di protezione per tutti e a qualsiasi orario

Ci sono le condizioni perché Jole Santelli, con la sua ultima ordinanza che impone l’uso della mascherina per tutti e a tutte le ore anche all’aperto, abbia in qualche modo oppure decisamente violato il codice penale?
L’ingegnere Giuseppe Reda, ex ricercatore presso il dipartimento di Chimica e Tecnologie chimiche dell’Unical, non se l’è chiesto solo da un punto di vista introspettivo, autocoscienziale. Ma, carta e penna, lo ha chiesto con un esposto di 25 pagine alla procura della Repubblica di Catanzaro e a Nicola Gratteri in qualità di capo dell’ufficio. “Violenza privata” o “violazione della Costituzione”? Una soltanto, tutte e due o nessuna delle due delle ipotesi “scolastiche” ma pur sempre investigative?
L’ingegnere Reda chiede alla magistratura di indagare sulla condotta della governatrice e soprattutto di verificare se esistano i termini per procedere legalmente nei suoi confronti.
«Il presente atto – si legge nell’esposto – ha la finalità di porre all’attenzione di questa Procura della Repubblica accadimenti inerenti alla tragica situazione sociale che si è venuta a creare, affinché gli organi competenti possano eseguire gli opportuni accertamenti e valutare la sussistenza di eventuali profili penalmente rilevanti ed in particolare abuso di autorità articolo 608 codice di procedura penale, procurato allarme articolo 658 codice di procedura penale, violenza privata articolo 610 codice di procedura penale, violazione della Costituzione italiana articoli 1, 2, 4, 13, 16, 17, 18, 32, 41, 54, 76, 78, che hanno generato momenti drammatici per le famiglie italiane e le cui misure drastiche hanno portato, soprattutto limitazioni della libertà di circolazione, alla libertà di iniziativa economica, alla libertà di riunione, di associazione, e per certi versi anche della libertà personale, che si inseriscono nei poteri costituzionalmente garantiti della Costituzione».
Non è molto difficile immaginare coma andrà a finire, azzardare un esito all’esposto non è per niente “azzardato”, per la verità. Difficilmente, e comprensibilmente, la procura potrà prendere in esame un tema così complesso e insidioso in un momento in cui ai massimi responsabili della collettività è chiesto il più audace e razionale sforzo per la tutela della salute dei cittadini. Di sicuro però, e questo è ancor più facile immaginarlo, l’ingegnere Reda è solo l’ultimo, magari quello che si esposto formalmente, di una scuola di pensiero che in giro non ha preso per niente bene l’ordinanza della Regione che impone l’uso della mascherina a tutti anche all’aperto. Anche perché, a dar retta alle sbirciatine che arrivano puntuali dai social ogni giorno, il “film” che si gira nei locali al chiuso è di tutt’altra natura. Misurazione della temperatura all’ingresso, cammino in mascherina sul “red carpet” fino al tavolo e poi via libera e libero sfogo all’emisfero delle più alte vie aeree. A tavola si può star seduti per ore e in più persone per pranzare o cenare, senza vincoli di libertà di respiro, di mascherine e di amari. Dopo di che, all’uscita dal locale e sotto un vento impietoso che spazza foglie cadute per terra, tutti a indossare la mascherina…

I.T.