Manna all’attacco: «Chi ha veicolato quel fotogramma?»

Il sindaco di Rende indagato a Salerno e “convocato” per un incidente probatorio con Petrini: colossale e seriale violazione di segreto istruttorio, quell'immagine ha un audio che invece resta esoterico e dopo la sua pubblicazione ecco che mi arriva la notifica

Marcello Manna va all’attacco. Da mesi, e con sistema a “entrare e uscire” dalla “brace” mediatica, è coinvolto nell’inchiesta di Salerno sul mercimonio tra sentenze benevole e presunte mazzette. Il “sistema Petrini”, che come è noto non è solo di Petrini e che anzi vede in Petrini stesso ora una “gola profonda” ma solo a tratti credibile. Dell’indagine a carico di Manna s’è data contezza da mesi ma solo negli ultimi giorni la rilevanza ufficiale del circo mediatico con tanto di fotogramma in studio da Petrini immortalato nel mentre consegna “qualcosa”. Ma questa ipotetica “scena del crimine” non va giù al sindaco di Rende che invia una lettera nella quale si chiede tante cose…
«In questi giorni – scrive Manna – sono state riportate/pubblicate notizie in ordine ad un processo che mi vede indagato. A dire il vero la stessa notizia era stata riportata già alcuni mesi addietro. In quella occasione nessuno si è chiesto se la notizia fosse vera, chi la diffondeva e per quale ragione. Nessun atto ufficiale era stato notificato.
Di questo nessuno parla, sembra quasi un fatto normale che si pubblichino informazioni riservate o coperte da un ormai patetico segreto istruttorio. Né risulta che vi sia una indagine per capire chi si sia reso responsabile di tale reato.
Nei giorni scorsi mi è stata notificata una informazione di garanzia e una richiesta di incidente probatorio.
Da come è stata presentata dal servizio pubblico e da alcuni organi di stampa, più che di garanzia si può parlare di informazione di colpevolezza.
È venuto fuori tutto il magma inquisitorio che è presente in una parte della informazione.
Accompagnata alla notizia vi è un atto che non è ancora depositato e comunque non conosciuto dai diretti interessati, vale a dire un fotogramma di una registrazione audio-visiva.
Quest’atto è in possesso di una delle parti del processo e nel momento in cui la si pubblica, così come è stato, si denunzia la assenza di conoscenza minima della grammatica della legalità.
Si pubblica un atto che proviene dall’accusa ma di cui il nostro sistema ne prevede il controllo, l’analisi e la critica attraverso il contraddittorio.
Peraltro quest’atto potrebbe essere del tutto inutilizzabile.
Lo si pubblica anticipatamente al processo con evidente suggestione, un qualcosa che ha tutte le caratteristiche dell’atto illecito.
Colpevolmente non si fa alcun riferimento all’audio. C’è da chiedersi se questa è davvero informazione libera o, se ricevuta la richiesta di pubblicazione da parte di un potere diventa informazione condizionata».
Fin qui la denuncia, lo sfogo. Dopo di che Manna passa alle controdeduzioni “industriali” che sfondano altre porte ben più inquietanti…
«Dopo questa informazione quantomeno suggestiva c’è stato il deposito di alcuni atti. Il contenuto degli stessi lascia sbalorditi.
Ci sarà il tempo per affrontare gli atti processuali.
Ci sarà il tempo per verificare il perché di certe modalità di interrogatorio, di contestazione di atti inesistenti, di gravi suggestioni nei confronti di chi viene escusso. Tutti elementi che vengono fuori dagli atti depositati, dal video e dall’audio. Ci sarà anche il tempo di chiedere del perché un sindaco interessa tanto.
Di certo nessuno si è chiesto chi ha voluto una pubblicazione con tanta enfasi e con tanto risalto, eppure si parla con fare bigotto di informazione di garanzia.
Mi riferisco alla informazione pubblica e a quella di alcuni quotidiani della nostra Regione.
È lecito chiedersi se davvero la politica, quella alta della programmazione deputata a cambiare lo stato presente delle cose possa rimanere silente su una metodologia simile, se possa lasciare spazio come surroga e supplenza al potere giudiziario o se debba invece autorevolmente far sentire la voce che è espressione di un percorso democratico e fortemente legale.
I principi costituzionali non servono per i convegni ma sono diritti per i quali ci si è battuti e sono stati conquistati con grande sofferenza e di questo una parte del nostro giornalismo, pubblico e privato, si dovrebbe ricordare.
Questo è il tempo dei diritti e non della barbarie.
Sono partito dal mio caso per denunziare i tanti casi ove non si parla di politica ma solo di cronaca giudiziaria che non si caratterizza mai per imparzialità.
Questa deve avere gli stessi parametri previsti dal nostro codice e soprattutto deve rispettare una presunzione di innocenza che è spesso dimenticata».
«Le regole vanno rispettate – conclude Manna – e valgono per tutti, per il cittadino comune, per l’amministratore, per l’avvocato, per il giornalista e anche per chi svolge il ruolo di autorità giudiziaria e che più di tutti dovrebbe ricordare che si è nominati non per esercitare un potere ma per offrire un servizio».

I.T.