La “maledizione” del carcere per Pittelli

Il gip di Catanzaro in attesa della motivazioni della Cassazione (che ha annullato aggravanti di peso a suo carico) conferma l'ennesima misura cautelare per l'indagato cardine di “Rinascita Scott”

Troppo presto, forse troppo in assoluto. In ogni caso il gip di Catanzaro Pietro Caré ha respinto l’istanza di scarcerazione per Giancarlo Pittelli, l’ennesima istanza. I suoi legali dopo il pronunciamento della Cassazione che ha sì confermato gli arresti per Pittelli ma annullato importanti aggravanti sul piano della presunta “mafiosità” avevano individuato comunque il pertugio giusto davanti al gip di Catanzaro, ovviamente nelle more delle motivazioni stesse della Cassazione. E invece niente da fare perché proprio l’assenza ancora di motivazioni alla base della sentenza della Cassazione il gip l’ha considerata ineludibile per rimettere in libertà l’indagato “principe” di Rinascita Scott, il fascicolo colossal della Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri.

«In difetto delle motivazioni della Cassazione- scrive il gip nell’ordinanza- non è possibile accedere ad una diversa valutazione del quadro cautelare».

C’è da scommettere a questo punto che la prossima tappa è solo rinviata ma per intanto continua la “maledizione” del carcere per Giancarlo Pittelli che pure in Cassazione ha conosciuto di recente un mezzo sorriso. In grado di concorrere alle sorti progressive del clan in modalità “consulente”, spesso e volentieri portando giovamento, ma sempre e solo da esterno. E, soprattutto, senza poter essere identificato in alcun modo come incidente ed influente super consulente del boss Luigi Mancuso, indiscusso capo dell’omonimo clan.
Così la Cassazione ha ridotto in numero e gravità i capi di imputazione ma non al punto da sentenziare la scarcerazione per Giancarlo Pittelli. L’indagato, l’arrestato e probabilmente l’imputato per eccellenza se è vero come è vero che al netto dello stesso boss, Luigi Mancuso, è proprio il profilo di Giancarlo Pittelli a interpretare un ruolo di primissimo piano all’interno del complesso quadro accusatorio. Non a caso la Dda guidata da Nicola Gratteri ha chiesto e ottenuto per Pittelli gli arresti poi confermati dal gip, dal Tdl e ora anche dalla Cassazione e infine nuovamente dal gip ma con una novità però, la decapitazione (senza rinvio) di alcuni cruciali capi di imputazione, così come deciso in Cassazione. Tecnicamente delicato il passaggio in cui la Cassazione annulla senza rinvio tutti i reati non riconducibili direttamente al concorso esterno in associazione mafiosa e cioè l’abuso di ufficio aggravato dal metodo mafioso e le rivelazioni del segreto di ufficio. Resta in piedi, appunto, il concorso esterno ma non per aver agevolato il boss Luigi Mancuso piuttosto per aver favorito l’organizzazione mafiosa (il clan) nel suo insieme.
Nello specifico annullati senza rinvio capi di imputazione relativi alla violazione del segreto d’ufficio che Pittelli avrebbe commesso in concorso con l’ex tenente colonnello dei carabinieri Giorgio Naselli e con l’imprenditore Rocco Delfino.

Ma tutto questo, per il momento, non è bastato per rimettere in libertà il noto penalista.

I.T.