Facciolla tira (ancora) in ballo Gratteri: ci relazionavamo su alcune indagini…

Nella deposizione spontanea “colossal” del magistrato a Salerno c'è un ulteriore passaggio a proposito del vertice della procura di Catanzaro. «Avevamo un ottimo rapporto, ma non sapevo che da 5 mesi ero io ad essere indagato...»

Nel fiume in piena della deposizione “colossal” di Salerno Eugenio Facciolla non perde occasione, quando può, di coinvolgere in qualche modo il vertice della procura di Catanzaro, dal 2016 saldamente sotto la guida di Nicola Gratteri. Della serie, avevamo un ottimo rapporto, regnava la reciproca fiducia «ma poi trovo che si fa un’indagine di cinque mesi nei miei confronti…». Siamo più o meno a metà del racconto “spontaneo” che va molto al di là della versione dei fatti che lo riguardano (la narrazione di Facciolla viaggia su tanti altri binari al punto che il pm Guarriello chiede al giudice se non sia il caso di attenersi solo alle cose contestate) e l’ex procuratore capo di Castrovillari si concede allo stupore e all’incredulità quando ripercorre momenti chiave del suo rapporto con il vertice della procura di Catanzaro e della polizia giudiziaria (il riferimento è al maggiore dei carabinieri Lardieri). Facciolla non sa di essere finito egli stesso sotto la lente investigativa e sospettosa di procura di Catanzaro e polizia giudiziaria e al giudice di Salerno ricorda episodi in cui (a posteriori) s’è ritrovato attenzionato per presunta attività di indagine con elicotteri da Castrovillari su Cosenza (fuori perimetro di procura) oppure in occasione della festa per il pensionamento di un ispettore della polizia stradale di Cosenza. Nel primo caso, come nel secondo, Facciolla ribadisce la liceità del suo incedere dal momento che per monitorare dall’alto gli incendi non si poteva badare a confini geografici così come, in occasione della festa di pensionamento di un ispettore della polizia stradale di Cosenza, «Tignanelli, Facciolla e Tridico si organizzano per andare ma è significativa di che cosa questa conversazione?». Non si capacita, Facciolla. Si ritrova intercettato dalla procura di Catanzaro su attività di indagine del maggiore Lardieri e anche post mortem, a posteriori, non si dà pace. Al giudice di Salerno Facciolla confessa che il suo avvocato non vuole che ne parli di questi fatti perché tecnicamente irrilevanti eppure contestati ed è a questo punto che l’ex procuratore di Castrovillari arriva al cuore del suo stupore. Il rapporto con il vertice della procura di Catanzaro. «In tutto questo devo dire, giudice, che io con il procuratore di Catanzaro avevo un ottimo rapporto». Da qui la “meraviglia”. Perché a marzo del 2018 il maggiore dei carabinieri trascrive quelle intercettazioni e «io non mi capacito allora, giudice, di come il procuratore di Catanzaro avesse fiducia a tal punto nei miei confronti dal relazionarsi per quelle che erano le indagini sulla famiglia Greco di Cariati, perché erano coinvolti in qualche modo in attività attraverso quel tale Ferdinando Aiello di cui ho parlato e con il collega Ruberto (Luberto), tutte cose che ho riferito il 5 dicembre del 2018. Evidenzio questo, giudice, non adesso dopo che a novembre è notorio che la procura ha eseguito perquisizioni e altre attività nei confronti del collega magistrato. Queste cose io le ho riferite già il 5 dicembre del 2018». Facciolla e Gratteri a “relazionarsi” su attività di indagine di uffici diversi e, naturalmente, coperte da segreto istruttorio. Questa perlomeno la versione dell’ex procuratore capo di Castrovillari al cospetto del giudice di Salerno quando ormai siamo prossimi alle conclusioni delle udienze preliminari. Segno evidente, il “relazionarsi”, di un clima di fiducia e di un «ottimo rapporto», sempre stando ancorati però alle dichiarazioni spontanee di Facciolla che naturalmente non sono bilaterali nel senso che non è dato sapere cosa ne pensi invece il procuratore Gratteri a tal proposito (come è noto “blindato” nella riservatezza su attività di indagine così come su ogni informazione a riguardo). Ma lo stupore di Facciolla è “integrale” al cospetto del giudice di Salerno. «Perché se uno ha fiducia a tal punto di parlare con me di queste cose che riguardano il suo aggiunto addirittura, poi in parallelo io trovo che si fa un’indagine di cinque mesi nei miei confronti in questi termini. Ma prima o poi lo si chiarirà…» promette o spera o semplicemente lascia intendere Facciolla. Che il pm Guarriello ha provato (inutilmente) a “contenere” nel corso della sua deposizione “colossal”, immaginando che si dovesse discutere solo dei fatti in oggetto contestati davanti al gup. Udienze che il 20, con ogni probabilità, conosceranno il loro epilogo ed eventualmente la loro inevitabile appendice, il processo. I.T.