Corruzione in tribunale, Schiavone ai domiciliari

Inchiesta “Genesi”, il Riesame di Salerno riforma l'ordinanza di custodia cautelare. Il commercialista avrebbe agito (in concorso con altri) per corrompere il giudice Petrini

È una figura centrale quella del commercialista di Rende Schiavone nell’ambito dell’inchiesta “Genesi”, corruzione all’interno del tribunale di Catanzaro in cambio di denaro e altri favori. L’inchiesta che travolge Petrini, per intenderci. Il Tribunale del Riesame di Salerno ha riformato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti e ha ordinato la custodia cautelare ai domiciliari. Accolta quindi parzialmente l’istanza presentata dagli avvocati Carmine Curatolo e Sabrina Mannarino che difendono appunto il commercialista Schiavone dall’accusa di corruzione in atti giudiziari nell’ambito dell’inchiesta “Genesi”.

Indiscusso protagonista del fascicolo è il giudice Marco Petrini, che dopo la detenzione in carcere è ora anch’egli attualmente ai domiciliari ma in un convento di Decollatura. Alcuni momenti della corruzione sono stati filmati e confessati, altri da provare, altri chissà tutti da scrivere ancora e che magari riguardano altri mgistrati ancora. Petrini, stanto ai fatti fin qui contestati,

si sarebbe fatto corrompere da una diversi coindagati (avvocati, imputati, aspiranti avvocati, politici, figure di raccordo tra corruttori e corrotto) in cambio di denaro, derrate alimentari, prestazioni sessuali, regali preziosi, viaggi. Schiavone (che lavorava anche come consulente tecnico d’ufficio) è stato arrestato dal Nucleo di Polizia Economica-Finanziaria della Guardia di Finanza di Crotone, in collaborazione con lo Scico di Roma, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari con l’aggravante del metodo mafioso.

Insieme ad altri avrebbe agito (riuscendoci perfettamente) per corrompere l’ex presidente della seconda sezione della Corte d’Appello di Catanzaro, appunto Marco Petrini.

Con Petrini (in un convento a Decollatura) e Schiavone ai domiciliari resta da comprendere, e intendere, la portata della “ritrattazione” dell’ordinanza di detenzione. Semplici passaggi processuali o c’è dell’altro? Se il principale terminale della presunta corruzione e uno dei principali “fornitori” delle “commesse” finiscono in regimi meno restrittivi vuol dire anche qualcosa in termini di nuovi scenari e nuovi sviluppi all’interno dell’inchiesta?

I.T.