A 10 centimetri dalla libertà, 3 anni di detenzione per errore

Un uomo finisce nei guai (associazione mafiosa e truffa aggravata) e passa più di mille giorni ai domiciliari perché nelle immagini gli inquirenti lo scambiano per un altro (più basso) a colloquio con il clan Pelle a casa del clan. Assoluzione piena dal Tribunale di Locri

Millenovantacinque giorni agli arresti domiciliari da innocente. Centodieci udienze e ventidue anni di carcere richiesti dal pubblico ministero. Senza neanche saperne il perché. In tutto tre anni di ingiusta detenzione per un reato mai commesso, sulla base di accuse prive di fondamento.

È la storia incredibile vissuta da Rosario Staltari, protagonista suo malgrado di uno scambio di persona. Un clamoroso equivoco che si è risolto solo il 23 giugno alle 17:07 nell’aula del Tribunale di Locri, dopo il pronunciamento del giudice e l’assoluzione con formula piena per mancanza degli indizi di colpevolezza. Un errore, anzi un occhio umano, aveva identificato l’uomo in un incontro di ‘ndrangheta nell’abitazione di un parente della cosca Pelle a Bovalino. La Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria nelle riprese effettuate il 3 aprile del 2010 ha riconosciuto Staltari come lo sconosciuto con la giacca grigia che chiacchiera in casa Pelle. Bisogna attendere cinque anni e un innocente ai domiciliari per effettuare delle analisi attente e scrupolose dai consulenti di parte sui fotogrammi del video per scoprire la verità. L’uomo identificato inizialmente come Staltari è alto 162 centimetri, ma in realtà l’uomo realmente finito poi nei guai ne ha ben 10 cm in più, esattamente 1,72.
Risalire con certezza alla differenza di statura è stato possibile conoscendo da fonti certe l’altezza dell’uomo con la giacca nera (preso come punto di riferimento) che in alcuni frame dei video affianca lo sconosciuto (giacca grigia) che gli inquirenti ritenevano essere l’indagato. Colpevole senza essere mai stato presente ad una riunione di ‘ndrangheta e avendo un’altezza superiore di ben 10 centimetri rispetto al reale partecipante. Un’ accusa della Dda che con “Mandamento Jonico” aveva delineato l’incensurato Staltari nella struttura interna della ‘ndrangheta della Locride per un filmato che anche l’antropologa forense Laura Donato, perito presso il Tribunale penale di Roma, ha evidenziato in modo scientifico come le caratteristiche antroposomatiche dello Staltari escludevano che lo stesso si potesse identificare nel soggetto video ripreso e che le immagini della videoripresa, per come confermato dal Ris, non erano idonee ad effettuare una positiva identificazione.

Ma non solo, anche dalle perizie redatte dal professor Luca Chianelli dell’università degli studi di Tor Vergata e dal dottor Salvatore Spitaleri esperto in identificazione forense emergeva che il soggetto ripreso non poteva essere identificato in Staltari in quanto da un punto di vista scientifico risultavano 10 cm di differenza tra lui e il soggetto video ripreso e che tale circostanza fosse riscontrabile anche ad occhio nudo.
Una brutta e triste storia di ingiusta detenzione che lascia l’amaro in bocca e cinque anni incancellabili nella vita di un innocente che nonostante i soli 10 centimetri in più ha avuto stampato un marchio infame di picciotto della cosca Pelle. La storia di Staltari non è isolata, solo nel 2019 i casi di ingiusta detenzione sono stati 1000, per una spesa complessiva in indennizzi di cui è stata disposta la liquidazione pari a 44.894.510,30 euro. E nella “top 10” delle città dove si è registrato il più alto importo in risarcimenti c’è Reggio Calabria con una spesa di 9.836.865 euro…

Alessia Rausa