«Questo sistema ha nominato Greco a Milano e Gratteri a Catanzaro…»

Luca Palamara nel talk di Giletti su “La 7”: non sono io il male assoluto e non ho inventato io le correnti. De Magistris: quello che è successo a me in Calabria non ha precedenti nella storia della magistratura italiana

Chissà perché c’è sempre un pezzo di Calabria che conta nei talk televisivi di pregio, in quelli che tirano. E non poteva fare eccezione l’incursione a “Non è l’Arena” di Giletti, su “La 7”, della piaga giustizia fino ad approdare nelle ferite delle correnti politicizzate in magistratura. C’è Luca Palamara grande attore in studio, la sua intervista ampiamente annunciata è attesa ma non per questo nel frattempo la platea resta con le mani in mano. C’è Calabria nel retaggio, nelle narrazioni e negli sms di Luca Palamara (in entrata e in uscita) ma c’è anche molta Calabria in un drammatico “remake” di Gigi De Magistris che da sindaco di Napoli, rievocando gli anni di Catanzaro, fa da scaldacuori in attesa del ring corpo a corpo tra Giletti e lo stesso Palamara. C’è persino qualche inedito nella rievocazione di De Magistris che diventa anche visivamente perentorio quando si avvia al tirar delle somme.

Quello che è successo a me a Catanzaro, dice in sintesi, non ha precedenti nella storia della magistratura del Paese. Magistrati e cioè noi che ci siamo messi a indagare e a sequestrare carte sulla più grande massoneria mafiosa italiana, con epicentro a Catanzaro, a loro volta indagati da altri magistrati. E prima di finire tutti trasferiti s’è registrato il colmo, il sequestro delle carte che a nostra volta avevamo sequestrato. De Magistris non lo chiama colpo di mano, usa una immagine peggiore. È come se il ladro si mette a sequestrare la guardia. In studio c’è il magistrato Sabella, quello che ha messo le manette ai polsi di Brusca. Ride sornione e non smentisce la narrazione di de Magistris ed ammette, al netto di altre cose su cui non è d’accordo, che quello che è accaduto a lui non ha precedenti. Fermo restando che la magistratura italiana è sana nel suo complesso, questo il ragionamento di Sabella, effettivamente a de Magistris è accaduto di tutto e di più.

Il quadro che descrive ancora de Magistris, a distanza di più di 10 anni, fa da perfetta intercapedine all’entrata in scena di Palamara. Un tutt’uno perché de Magistris lascia gli studi ricordando che la Calabria, «bellissima e piena di bella gente», contiene però il più alto tasso di potenziale corruzione tra giudici e tra giudici e imprenditori, mafiosi, politici (sempre concetto del sindaco di Napoli). E Palamara inizia più o meno ricordando a tutti che la sua scuola professionale, i primi rapporti, le prime amicizie, le prime “visioni” della società, in Calabria le ha maturate. Poi solo poche e puntuali risposte a Giletti, il padrone di casa. Un corpo a corpo nel quale Palamara non si sottrae ma si concede quando e come vuole. Il resto sono smorfie, “non so”, “chiedete a loro” e via discorrendo. Dice quel che vuole, Palamara, e lascia intendere quel che serve. Su di un punto è lui invece a prendere l’iniziativa. Precedendo “l’avversario”. Giù le mani da me in quanto male assoluto. «Non sono io il male assoluto – ha detto tra l’altro -. Perché certo le correnti dei magistrati non le ho inventate io. Il mio solo ruolo era quello di mediare all’interno delle correnti, e il luogo giusto della mediazione era proprio il Csm. Tra l’altro questo sistema che fa scandalo ha nominato per esempio Francesco Greco a Milano e Nicola Gratteri in Calabria… ». Per dire, sopraggiunge Giletti, che questo sistema ha prodotto anche cose molto buone perché questi due nomi sono tra i più prestigiosi che si può concedere la magistratura italiana…

 I.T.