Blocco operatorio al tempo del Covid, se l’Annunziata “gioca” a dividere i dipendenti…

In un documento le sigle sindacati esprimono “paure e riflessioni” e chiedono maggiori garanzie e parametri di sicurezza per lavoratori e pazienti. Ma ricevono, in cambio, la “caccia alle streghe” e ai dissociati

Tutto nasce da un documento che porta un titolo che è tutto un programma, “paure e riflessioni del personale del blocco operatorio unico”. Lo siglano, in origine, tutte e tre le sigle sindacali per una volta unite e viene indirizzato al direttore generale dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza Panizzoli, al direttore sanitario, al direttore di presidio, al direttore di anestesia ma anche al direttore Dea nonché al personale infernieristico e ausiliario. Persino semplice la comunicazione, sia pure formulata nella più classica dialettica sindacale in tempi di Covid. Nelle sale operatorie c’è paura, molta paura. Il clima è tesissimo perché la materia è assai delicata e le sigle sindacali chiedono il massimo del rispetto dei parametri di sicurezza a partite dal rispetto “militare” dei dispositivi dpi fino allo “svestimento” maniacale di chi esce. Ma l’oggetto del documento è anche, se non soprattutto, rivolto ai malati perché il blocco operatorio è chiamato a trattare qualsiasi patologia (ovviamente Covid compreso) nel mentre ci sono pazienti affetti da tumore o altre patologie polmonari e comunque, come minimo, immunodepressi. Quindi massima attenzione alla sanificazione quasi ossessiva e ai percorsi inevitabilmente separati, quanto più separati possibile. Non è un documento di “guerra”, da parte degli operatori del blocco operatorio dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza. È un documento che, non a caso, porta il titolo all’inizio a proposito di “paure e riflessioni” del blocco operatorio in tempi di Covid, iniziativa sindacale che ovviamente fa seguito a segnalazioni di problematiche e a succesisve verifiche. In breve, e per essere sintetici, i lavoratori hanno segnalato dei problemi alle sigle sindacali che a loro volta si sono attivate, riscontrandole, per evidenziarle alla dirigenza dell’ospedale. Lecito attendersi a questo punto una convocazione, una riunione distensiva e rassicurante dove magari la dirigenza dell’Annunziata si sarebbe potuta produrre in una serie di iniziative da intraprendere. Della serie, grazie per le segnalazioni, provvederemo subito a rendere ancora più sicuro il vostro lavoro e la salute dei pazienti. E invece cosa arriva dai piani più alti dell’ospedale? La più classica delle mine ad altezza d’uomo direttamente nelle gambe delle sigle sindacali, è sempre andata così del resto. I sindacati raccolgono firme unite e unitarie? Bene, l’azienda stampa e affigge un documento nel quale chiede ai lavoratori chi sta da una parte e chi dall’altra. Indicando analiticamente di scrivere il proprio nome se non si è d’accordo con l’iniziativa sindacale. Inizia una vera e propria raccolta firme, in versione pubblica, a caccia di dissociati rispetto a quanto sottoscritto dagli stessi dipendenti nel documento del 14 aprile, quello delle “paure e riflessioni” nel blocco operatorio in tempi di Covid in corsia.
«Ci saremmo aspettati, in questa difficile fase in cui tutti gli operatori si confrontano ogni mattina con la possibilità di essere infettati dal Covid-19, che la direzione generale e sanitaria facessero chiarezza sulla situazione. Invece ci siamo ritrovati catapultati nell’epoca medioevale dove il padrone intima i vassalli all’obbedienza» confessa a bassa voce, e in forma sconsolata, un lavoratore iscritto ai sindacati. «Oppure semplicemente si sono preferiti gli “atteggiamenti padronali” per non parlare di altro dove si utilizza il potere e l’influenza per imporre, per coprire i propri errori, se di questo si tratta». Fino alla proclamazione, questa volta sì, di lotta continua…«Le organizzazioni sindacali non si fermeranno davanti ad un “è tutto in regola i dipendenti hanno ritrattato” oggi ancor di più esigono chiarezza non solo sulle criticità ma su chi e per quali motivi ha prodotto una siffatta richiesta di ritrattazione. Cosa sta succedendo oggi nel blocco operatorio tanto da indurre qualcuno a cercare di convincere i dipendenti a firmare una ritrattazione? Dobbiamo pensare allora che le criticità evidenziate dai lavoratori siano solo la punta dell’iceberg. La salute degli operatori e dei pazienti che varcano la porta di una sala operatoria meritano regole e comportamenti rigidi, trasparenti e principalmente ligi al dovere. Riteniamo di aver toccato qualche tasto sensibile per suscitare tale reazione… ». Questo il clima all’ingresso del blocco operatorio dell’Annunzita di Cosenza in tempi di Covid. È appena il caso di ricordare (e non è certo la prima volta che accade) che dopo la reazione dell’azienda che s’è messa a caccia di dissociati la Cisl s’è chiamata fuori e una delle altre due sigle, così pare, preferirebbe tenere sotto traccia tutta la vicenda..

R.M.