Tre settimane di “guerra”, «chiudere tutto e assumere subito medici»

Allarme coronavirus, il pressing forsennato del ministero e del governo nei confronti del dipartimento Salute della Regione, «prendete tutti quelli che vi servono»

A prescindere dal fabbisogno disegnato sulla carta e a prescindere dalle regioni commissariate o meno. Se è il caso, anche a prescindere dagli stessi commissari, non è il tempo questo dei numeri disegnati a matita o con la calcolatrice. Assumere, assumere subito in sanità tutto il personale che serve. Scorrere, scorrere alla svelta le graduatorie mediche e paramediche dentro Asp e aziende ospedaliere. Forsennato nelle ultime ore il pressing del governo e del ministero di Speranza nei confronti di tutte le Regioni, ovviamente Calabria compresa se non in testa. E già perché se i contagiati a migliaia fanno paura in Lombardia ne fanno, di paura, anche poche decine in pochi giorni in Calabria. Regno, come è noto, del più grandde caos organizzato in termini di salute. Ed è per questo che dentro le stanze del potere che conta è partito l’ordine, l’imperativo categorico. Mettere su carta un piano di attacco all’emergenza in grado di combattere almeno tre settimane, il marzo che può cambiare la storia della diffusione del virus nel Paese e in Calabria. Una ventina di giorni di “guerra”, pronti a tutto perché la partita si gioca ora. E si gioca, da qui ai prossimi venti giorni, anche e soprattutto in considerazione del temutissimo mutamento genetico del virus, di cui si è relazionato proprio nelle ultime ore al Senato (con tanto di testimonianze scientifiche). Dati alla mano, per ora tenuti esoterici al grande pubblico, che avvertono di un ulteriore pericolo, se il virus dovesse iniziare e per davvero a cambiar pelle, diventando così ancora più irriconoscibile e trattabile. Fatta la “foto” e selezionato il tempo a disposizione sarebbe scattato il “piano di guerra” al ministero di Speranza. Assumere, assumere tutti i medici e tutto il personale necessario e che è bloccato nelle graduatorie. Una sorta di “chiamata alle armi”, se non proprio estesa ai “riservisti” almeno condivisa da chi è in lista da mesi e da anni e che a causa del “decreto Calabria” e del piano di rientro non riesce a scendere in campo. «Va a finire che la Cina comunista ne esce perché ha costretto tutti a stare a casa, qui non è possibile perché siamo in democrazia ma poi alla fine chissà chi la vince davvero la partita» s’è lasciata scappare una senatrice a margine di un dibattito in Aula. Della serie, il contagio da evitare è per ora l’unica forma di contrasto. L’altra, e questa è roba del governo, è creare posti letto, unità intensive, precettare medici e poi medici. Baipassando o scalciando Regioni e commissari. Non escludendo, in ultima istanza, anche il coinvolgimento razionale (e se va male coatto) delle strutture sanitarie private, che se precettate debbono necessariamente mettersi a disposizione. «Tre settimane, più o meno. Di “guerra”. Perché la partita si gioca ora, si gioca a marzo. Chiudere tutto, anche uffici, e assumere medici…».
I.T.