Pallaria e Zuccatelli “re” di Report, in onda la “Calabria Saudita”

Il super dg a capo (anche) della Protezione civile e il pluricommissario (anche) dell'Asp di Cosenza riescono a mettere nell'ombra i pipistrelli cinesi e gli ospedali lombardi che hanno nascosto il Covid...

Non era facile far dimenticare nel giro di qualche minuto la fetenzia cinese che taglia a pezzetti i pipistrelli al mercato, iconografia di una razza “inumana”, aliena, sul versante igienico sanitario. Ed era ancor più difficile archiviare in un quarto d’ora tutte le colpe dei vertici nazionali della sanità e degli ospedali lombardi (ma non erano il fior fiore?) che hanno sostanzialmente nascosto il virus già a Natale. Report di Sigrifrido Ranucci pensava (giustamente) di aver dato il meglio di sé con le immagini “dell’entroterra” del Covid ma è bastato mettersi il casco e “sconfinare” in Calabria per togliersi dalla mente quanto visto prima. Dall’ospedale di Scalea a quello di Locri, dalla classica puntatina su Polistena alle tende pre-triage di Paola e Catanzaro. Il Vietnam della salute dei calabresi. Alla stregua dell’India, né più e né meno, con i corrispondenti dei grandi network che quando si collegano raccontano dei positivi che si nascondono sugli alberi per organizzare la loro quarantena. Due ore e mezza resta in ambulanza un possibile paziente Covid morto di freddo e di paura. Deve scendere ma in ospedale nessuno sa ancora cosa deve fare né con chi e perché. Il montaggio del micidiale servizio ha gioco facile poi quando passa in frequenza dalla Tgr le immagini e l’audio del dg Belcastro che si dice pronto, come Calabria, ad affrontare l’emergenza. È impietoso il raffronto tra quei decibel, fintamente rassicuranti, e le tute e le mascherine che personale medico e del 118 mostrano alle telecamere di dover indossare perché non c’è altro. «Queste non servono a niente e sono per gli imbianchini» fa a proposito delle tute la cronista nel mentre inchioda un attonito infermiere a Locri. E riparte Belcastro in giacca e cravatta, e in studio Rai, a spalmare che «la Calabria è pronta… ». Già, ma chissà per cosa allora.
Dipinto a colori (a sfondo marrone…) il quadro di Calabria Report poi è con due “ciliegine” che confeziona la torta. Una torta che nessuno si sogna di voler assaggiare. La prima è il pluricommissario Zuccatelli, che assieme all’Asp di Cosenza (una delle aziende sanitarie più grandi d’Italia e con un miliardo di euro di bilancio) guida il Pugliese Ciaccio e il Mater Domini di Catanzaro. Praticamente più di mezza sanità calabrese. Report si arrampica fino all’ospedale di Castrovillari, da Zuccatelli indicato come presidio Covid. Entra nei reparti con le telecamere e non trova pneumologia però, che per il coronavirus è come il parmiggiano grattuggiato sui maccheroni. Siccome si muore di polmonite, quando si muore per Covid, naturalmente dentro l’ospedale di Castrovilari (indicato come presidio per curare il virus) non c’è il reparto né i medici per curare i polmoni. Un classico, e sennò perché scendere con le telecamere in Calabria. La cronista alza i tacchi e piomba nella stanza di Zuccatelli, pluricommissario in giro per la Calabria e indaffarato anche per l’Asp di Cosenza. «Classica invenzione della stampa» si sfila. «Mai nessuno ha indicato Castrovillari presidio Covid». Peccato però che invece la deliberazione per Castrovillari presidio per il virus l’ha firmata lui invece qualche giorno fa e peccato, soprattutto, che il documento viene proposto e filmato dalle telecamere di Report. Ma ci sta per uno che deve guidare tre grandi aziende in materia di sanità. Ci si può confondere tra Castrovillari e Cortale, Magisano, Catanzaro con Scalea o Corigliano. Forse, in tempi di Covid, l’Asp di Cosenza che è immensa per numeri e per aspettative, “meriterebbe” un commissario che non abbia altre incombenze da sbrigare, altre aziende da guidare. E perché no, ora che ci siamo, meriterebbe pure un manager serio e con gli attributi e non necessariamente catapultato dai circuiti ormai desueti della politica regnante. Ma chissà, Report più di questo non poteva fare. Il resto tocca a qualcun altro. Anche perché poi la ciliegina finale, Pallaria super dg di Calabria, non è da meno a nessuno. A capo di quasi tutti i dipartimenti della Cittadella Jole Santelli (forse persino per dispetto) gli affida pure (come Protezione civile) l’onere di controllare l’emergenza e requisire attrezzature sanitarie. E lui, con accento e dialettica più idonei a rappresentazioni cinematografiche con Al Pacino negli Usa degli anni Cinquanta, non fa nulla per nascondere la (sua) miserevole condizione. «Non mi sono mai occupato di sanità e di apparecchiature. Non so neanche cosa sia un ventilatore polmonare né dove trovarlo… ».
Benvenuti in Calabria, parola di Report. L’unica regione che in poco più di mezzora ha cancellato dalla memoria i pipistrelli nei piatti dei cinesi e gli ospedali griffati di Milano che hanno nascosto il virus già a Natale…

D.M.