Il presunto terrorista di Luzzi forse non faceva così “terrore”

Annullata con rinvio dalla Cassazione la sentenza di condanna d'Appello a 4 anni e 6 mesi. Dovrà svolgersi un nuovo processo di secondo grado

Annullata la sentenza di condanna, con rinvio ad altra sezione della corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, nei confronti di Hamil Mehdi accusato di essere un terrorista. Così ha stabilito la suprema corte di Cassazione nelle scorse settimane dopo aver accolto il ricorso del giovane di Luzzi che fu arrestato nel gennaio del 2016, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare del gip di Catanzaro, dalla Digos di Cosenza e dal Servizio centrale antiterrorismo. Secondo l’accusa Hamil sarebbe stato un aspirante “foreign fighter” e avrebbe voluto raggiungere la Siria per unirsi all’Isis ed era stato condannato in primo e secondo grado a 4 anni e 6 mesi di reclusione. Per gli ermellini infatti: “Deve, tuttavia, rilevarsi che questi elementi indiziari, pur possedendo una valenza altamente sintomatica della contiguità del ricorrente con gli ambienti dell’estremismo islamico collegati – tenuto conto della natura di reato di pericolo concreto dell’art. 270-quinquies cod. pen. e della necessità di acquisire la prova di comportamenti rilevanti sul piano materiale -, non consentono di ritenere superata la soglia minima di punibilità richiesta dalla norma incriminatrice. Sul punto, non si può che richiamare la pronuncia di questa Corte, emessa nella fase cautelare del presente procedimento, secondo cui: «Ai fini della configurabilità del reato di addestramento ad attività con finalità di terrorismo (art. 270-quinquies cod. pen.) anche internazionale, commesso dalla persona che abbia acquisito autonomamente informazioni strumentali al compimento di atti con la suddetta finalità, è comunque necessario che il soggetto agente ponga in essere comportamenti significativi sul piano materiale, univocamente diretti alla commissione delle condotte di cui all’art. 270-sexies cod. pen., senza limitarsi ad una mera attività di raccolta di dati informativi o a manifestare le proprie scelte ideologiche”. Non basta dunque “appoggiare” o informarsi sul terrorismo ma praticare atti di terrorismo. Hamil Mehdi ha sempre rigettato le accuse, sostenendo di essersi recato in Turchia soltanto per motivi religiosi e di non aver alcun collegamento con il mondo del terrorismo islamico. Quanto alla visione dei video di propaganda dell’Isis (alcuni dei quali anche dimostrativi di azioni cruente), la difesa ne aveva contestato l’idoneità istruttiva, in termini di auto-addestramento, evidenziando – ancora- come alla predetta visione (legata per lo più a curiosità del giovane imputato) mai fosse seguita una concreta attività di esercitazione finalizzata a rivelare concreti programmi criminosi. La parola passa nuovamente alla corte d’Appello dioi Catanzaro per un nuovo processo di secondo grado che dovrà tener conto delle indicazioni fornite nelle motivazioni della sentenza della Cassazione pubblicate nei giorni scorsi.