«Il secondo test non ha evidenziato positività»

Coronavirus, il direttore sanitario dell'ospedale di Cetraro, Cesareo, conferma: trattasi di un falso positivo ma comunque il tutto è stato inviato a Roma

Per non sapere né leggere né scrivere, e spesso purtroppo senza certezze che si possa né leggere e né scrivere, chi è deputato a prendere delle decisioni e a seguire il protocollo ha pensato bene di inviare comunque tutto a Roma, all’Istituto superiore di sanità. Due o tre giorni e si saprà la verità sul gran casino di Cetraro e, con ogni probabilità, sul gran casino dell’Annunziata (comprensibili entrambi, i casini, dal momento che ci si trova a fronteggiare una situazione del tutto inattesa). Ma su F.A, 70 anni, dializzato di Cetraro e residente a Casal Pusterlengo, il secondo test è stato effettuato e ai vertici dell’ospedale dove è ricoverato il paziente (Cetraro) è stato anche confermato dal commissario dell’Asp di Cosenza, che attualmente si trova a Bologna. E l’esito di questo secondo test è negativo, test che smentisce il primo ma che comunque non è sufficiente ad evitare che l’intero “caso” venga esaminato direttamente dall’Istituto superiore di sanità. È lo stesso direttore sanitario dell’ospedale di Cetraro, Vincenzo Cesareo, a confermarlo. «Il paziente che dializza a Cetraro è risultato positivo al test per coronavirus eseguito presso la Virologia dell’Annunziata di Cosenza. Allo stesso è stato eseguito altro test (col kit della Roche) che invece non ha evidenziato positività. Pertanto si è reso necessario inviare il tampone all’Istituto superiore della Sanità a Roma perché trattasi di un falso positivo. Tra qualche giorno avremo la risposta definitiva che ci auguriamo favorevole».
Da quanto si apprende il kit di supporto (Roche) è stato fornito per evitare di restare “sotto scorta” rispetto alla mole di tamponi che si immagina possano essere richiesti al reparto di Virologia. Altro poi è stabilire se ci si è fidati poco del primo o pochissimo del secondo o poco di entrambi, i test. Naturale conseguenza l’invio all’Istituto superiore della sanità dell’intero caso clinico (per la cronaca il paziente è asintomatico e presenta un quadro clinico buono, al netto della dialisi a cui si deve sottoporre). F.A era tornato in Calabria 3 settimane fa proprio per effettuare un ciclo di dialisi in ospedale a Cetraro ma nessuno poteva immaginare che il suo paese di provenienza, Casal Pusterlengo appunto, sarebbe poi finito sotto quarantena. Nelle prossime ore, intanto, un tampone verrà effettuato anche alla moglie del dializzato di Cetraro, costantemente al suo fianco.

i.t.