Garante dell’infanzia ma non dello stipendio

La Corte Costituzionale boccia il ricorso di Marilina Intrieri che chiedeva di applicare una vecchia normativa regionale che parificava gli emolumenti a quelli di consigliere regionale

L’ex garante per l’infanzia della Regione Calabria aveva fatto causa alla Cittadella trascinandola in giudizio davanti al tribunale ordinario di Catanzaro nel quale fondamentalmente batteva cassa. I giudici hanno inviato alla Corte Costituzionale la vexata queastio su quale delle normative regionali adottare per calcolare lo stipendio del garante. Una più “vecchia” prevedeva infatti la parificazione degli emolumenti a quelli di un consigliere regionale, la più recente invece diminuiva drasticamente i compensi. La Consulta nei giorni scorsi si è espressa giudicando infondati i dubbi costituzionali dell’ultima normativa regionale e quindi ora il tribunale di Catanzaro nella controversia legale tra la Intrieri e la Regione Calabria dovrà adeguarsi al pronunciamento. Si legge infatti chiaramente in sentenza: “Nel censurare la riduzione dell’indennità spettante al Garante dell’infanzia, gli argomenti addotti dall’ordinanza di rimessione oscillano tra piani diversi: talora, si appuntano sulla “retroattività” (impropria) della nuova disciplina dell’indennità, o meglio sulla sua applicabilità immediata al Garante in carica; talaltra, riguardano la misura della riduzione, ritenuta sproporzionata ed eccessiva; talaltra ancora, insistono sulle modalità della riduzione medesima, vale a dire sul carattere improvviso e imprevedibile dell’intervento legislativo regionale, da cui conseguirebbe la lesione del legittimo affidamento. Si tratta di prospettive variegate, peraltro non indifferenti anche ai fini dell’individuazione degli interventi necessari a rimediare all’asserita illegittimità costituzionale. Né giovano a chiarire i termini della questione i richiami, contenuti nell’ordinanza di rimessione, alla ricca, diversa e molteplice giurisprudenza, tanto di questa Corte, quanto di quelle europee, in materia di legittimo affidamento. Le pronunce delle varie Corti riguardano casi tra loro eterogenei e non omologabili a quello in esame, sicché le citazioni rendono ulteriormente confusa l’identificazione dello specifico vulnus denunciato. Alla luce delle ragioni che precedono, nei termini in cui è stata formulata, la questione va dichiarata inammissibile”.