Ecco perché è fallito il Comune di Cosenza

Le motivazioni alla base della sentenza della Corte dei Conti che ha decretato l'insolvenza di Palazzo dei Bruzi nell'ottobre dello scorso anno

Quattro anni (2015, 2016, 2017, 2018) di esercizio finanziario chiuso perpetrando «il grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano di riequilibrio finanziario, da qui la sussistenza delle condizioni per l’applicazione dell’articolo 6 comma 2 (il dissesto)». Era il luglio del 2019 e la Corte dei Conti (sezione regionale) dichiarava l’insolvenza del Comune di Cosenza. Da luglio ad ottobre la discussione inevitabile del ricorso del Comune presso la sezione nazionale della Corte dei Conti che però, è storia nota questa, rigetta il ricorso. Siamo sul finire dello scorso anno e la città di Cosenza conosce il baratro, solo di recente peraltro si è insediata la commissione liquidatrice che ha già amesso l’avviso pubblico ai creditori. Oggi la stessa Corte dei Conti pubblica quella sentenza, le motivazioni che hanno definitivamente chiuso questa drammatica partita.

Quattro anni, quattro bilanci consecutivi, che il Comune voleva far rientrare nel rispetto del Piano di riequilibrio ma che invece, secondo la Corte dei Conti, altro non hanno prodotto che altri debiti e per giunta (parte di questi) fuori bilancio e questo anche in concidenza di adempimenti obbligatori per legge, inerenti servizi essenziali. Da non sottovalutare poi la costante e «immotivata pratica del ricorso alla anticipazione di liquidità, che doveva servire solo per il pagamento dei debiti certi liquidi esigibili e che invece è stata adoperata in maniera non conforme alla legge». Su tutto e su tutti uno “strano” e reiterato avanzo di amministrazione (questa la tesi della difesa del Comune) che secondo la Corte è incompatibile con il Piano di riequilibrio finanziario. Un avanzo patrimoniale che i pm giudicano irrazionale e non supportato dalla logica perché in presenza, al contrario, di un pesante piano di ripianamento del debito milionario che invece è aumentato nel corso dei quattro anni presi in esame. Da un lato quindi le anticipazioni di liquidità senza il rispetto della legge, a parere della Corte. I debiti fuori bilancio anche in partite e poste riguardanti servizi di prima necessità. Dall’altro un presunto attivo, avanzo patrimoniale, che mal si sposa con il piano dei debiti che invece non solo non è diminuito negli anni presi in esame ma è addirittura aumentato. Sono usciti soldi, dal Comune, ma non sarebbero andati nella direzione né del pagamento del debito né in quella del mantenimento in bilancio corrente dei servizi essenziali. Il tutto, a parere della Corte, in presenza di un paradossale e non giustificato avanzo patrimoniale di bilancio. Da qui il default, il fuori controllo definitivo nella sentenza di ottobre.

 

 

I.T.