Confermato il sequestro di beni per due società cosentine

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso all'interno di una vicenda finalizzate secondo l'accusa a beneficiare di sconti sulle tasse

Dopo alterne vicende giudiziarie la suprema corte di Cassazione ha confermato il provvedimento del Tribunale del riesame di Cosenza che nei mesi aveva confermato il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, che era stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari in data 05/03/2019 e con il quale erano state sequestrate le risorse finanziarie, i beni e le altre utilità nella disponibilità delle società Euroidee s.r.l., Teraland s.r.l. e Teragate s.r.l., tutte amministrate dai due imprenditori D.C.G. e S.G.P. Dopo un primo ricorso per Cassazione gli ermellini avevano annullato il provvedimento di sequestro e rinviato gli atti al Riesame di Cosenza per nuova sentenza ma stavolta hanno invece confermato in toto il dispositivo della magistratura brutia dichiarando inammissibile il ricorso. Le “Zone Franche Urbane” sono aree territoriali caratterizzate da forti disagi sociali e occupazionali individuate dal Ministero dello Sviluppo Economico, al cui interno vengono attivati programmi di defiscalizzazione e decontribuzione proprio per incentivarne la ripresa.
Gli imprenditori D.C.G. e S.G.P. erano stati individuati come soggetti che gestivano le predette società, le quali pur essendo vincitrici del bando relativo alle “Zone Franche Urbane” del Centro Storico dell’area urbana di Corigliano, avevano dichiarato sedi fittizie per raggirare il Fisco, alla stregua di ciò che avviene per i soggetti economici con residenze fittizie nei cosiddetti “paradisi fiscali”.
In particolare ai due imprenditori erano state sequestrate le risorse finanziarie, i beni e le altre utilità nella disponibilità delle società Euroidee s.r.l., Teraland s.r.l. e Teragate s.r.l., poiché accusati di aver attestato falsamente di aver aperto un ufficio o locale, destinato allo svolgimento della propria attività, all’interno del perimetro della cosiddetta “Zona Franca Urbana”, in tal modo ottenendo una non dovuta compensazione di tributi sino a concorrenza dell’importo pari ad € 34.742,28 per il solo anno fiscale del 2015. L’iter giudiziario prosegue.