Berlusconi “socio” della mafia, Graviano: abbiamo investito miliardi a Milano

Il boss in aula a Reggio al processo 'ndrangheta stragista. Ghedini: le parole Graviano prive di fondamento

Giuseppe Graviano avrebbe incontrato l’ex premier Silvio Berlusconi per tre volte durante la sua latitanza. Lo ha detto il boss della mafia siciliana, ascoltato oggi in videoconferenza nell’aula della Corte d’assise di Reggio Calabria nell’ambito del processo “‘Ndrangheta stragista”. Secondo Graviano, il leader di Forza Italia era a conoscenza della sua condizione di latitante e sarebbe stato “in affari” con la sua famiglia. Graviano, rispondendo alle domande del Pm Lombardo, ha parlato di finanziamenti che l’ex presidente del Consiglio, allora imprenditore, avrebbe ricevuto da suo nonno.
“Nel dicembre 1993 – ha detto – mentre ero latitante, incontrai Berlusconi a Milano. Sapeva come mi chiamavo e sapeva che ero latitante da dieci anni”.

“Si tratta di 20 miliardi di lire da mettere nel settore immobiliare, dove Berlusconi aveva già diverse società. Da qui partì una raccolta che coinvolse diverse persone molte facoltose di Palermo. Non tutti, nella famiglia Graviano, erano d’accordo con questo affare. Il padre di Giuseppe, infatti, non voleva si investisse a Milano. Ma alla fine ebbe la meglio l’opinione del nonno materno, anche grazie ad un consiglio avuto dal padre di Giuseppe Greco, padre di Michele. Da lì l’investimento nel settore immobiliare.
«Mio nonno mi disse che era in società con queste persone, mi propose di partecipare pur specificando che mio padre non voleva. Io e mio cugino Salvo abbiamo chiesto un consiglio a Giuseppe e Michele Greco, che mi dissero che qualcuno doveva portare avanti questa situazione e abbiamo deciso di sì. E siamo partiti per Milano. Siamo andati dal signor Berlusconi, mio nonno era seguito da un avvocato di Palermo che era il signor Canzonieri». E si tratta di un affare legittimo sebbene servisse qualcosa di scritto.
All’incontro, secondo le parole dell’ex boss del Brancaccio, avrebbe partecipato suo cugino Salvo insieme ad altre persone che ha detto di non conoscere. L’incontro sarebbe servito per discutere dell’ingresso di nuovi soci nelle società immobiliari di Berlusconi. Un successivo appuntamento, programmato per il febbraio seguente, sarebbe saltato per l’arresto del boss. “Io – ha detto Graviano – il 27 gennaio 1994 venni arrestato a Milano, un arresto anomalo”.

“Le dichiarazioni rese quest’oggi da Giuseppe Graviano sono totalmente e platealmente destituite di ogni fondamento, sconnesse dalla realtà nonché palesemente diffamatorie”. Lo dichiara l’avvocato Niccolò Ghedini che aggiunge: “Si osservi che Graviano nega ogni sua responsabilità pur a fronte di molteplici sentenze passate in giudicato che lo hanno condannato a plurimi ergastoli per gravissimi delitti. Dopo 26 anni ininterrotti di carcerazione, improvvisamente il signor Graviano rende dichiarazioni chiaramente finalizzate ad ottenere benefici processuali o carcerari inventando incontri, cifre ed episodi inverosimili ed inveritieri. Si comprende, fra l’altro, perfettamente l’astio profondo nei confronti del Presidente Berlusconi per tutte le leggi promulgate dai suoi governi proprio contro la mafia. Ovviamente – conclude l’avvocato Ghedini – saranno esperite tutte le azioni del caso avanti l’autorità giudiziaria”.