Sanzioni milionarie per 43 discariche (ma per pagare c’è ancora tempo…)

Il Comune di Falconara ricorre al Tar sulla maxi multa Ue e fa chiarezza per tutti gli altri: nel pago che paghi tu, che poi magari non paga nessuno, prima o poi scoppierà la bomba

Il Comune di Falconara Albanese si è mosso per primo e ha ottenuto chiarezza in merito all’azione di rivalsa dello Stato dopo la sanzione dell’Ue all’Italia per le discariche non conformi. La prima delle due sanzioni irrogate dall’Europa risale al 2014 mentre la seconda al mese di marzo dello scorso anno. Nel secondo elenco non sono presenti Comuni calabresi ma nel primo ce n’erano ben 43. La corte di giustizia europea aveva condannato l’Italia a 42 mln di euro di sanzione, poi ridotta a circa 12, e lo Stato aveva avviato azione di rivalsa nei confronti degli enti locali che ospitavano le discariche tramite le rispettive Regioni. Il piccolo Comune cosentino si era visto recapitare un avviso dal ministero da 500mila euro e ha proposto ricorso al Tar che ha chiarito la vicenda, almeno per il momento, “facendo un piacere” anche a tutti gli altri Comuni coinvolti. Il ricorso è stato presentato contro presidenza del consiglio dei Ministri, ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ministero dell’Economia e delle Finanze e contro la Regione Calabria, cioè tutte le amministrazioni interessate al contenzioso milionario. Il Tar del Lazio ha di fatto sospeso e rinviato il contenzioso perché al momento è carente di interesse. Praticamente tale azione di rivalsa a tutt’ora è soltanto un atto divulgativo e non un provvedimento esecutivo che verrà adottato dalla presidenza del consiglio dei Ministri solo qualora non si troverà un’intesa tra tutte le parti in causa. Spiegano infatti chiaramente i giudici in sentenza: “Dal testo della nota, appena richiamato, si evince in modo chiaro la sua natura di atto endoprocedimentale, vale a dire di atto privo di carattere provvedimentale e, come tale, di portata lesiva nei confronti dei Comuni destinatari, tra cui si annovera quello ricorrente. In nessun punto, infatti, essa contiene precise statuizioni, in termini di obbligo di corrispondere un quantum, quale conseguenza dell’azione di rivalsa dello Stato italiano nei confronti degli Enti territoriali. In particolare, si demanda ogni eventuale obbligo di ‘dare’ sempre ad un momento successivo, nel quale si dovrà cercare di raggiungere un’intesa per ottenere una soluzione condivisa da tutti gli attori, intesa all’esito della quale dovrà comunque essere adottato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze uno specifico atto provvedimentale. Solo nell’ipotesi in cui tale intesa non dovesse essere raggiunta il provvedimento dovrà essere emesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Allo stato manca, perciò, un nocumento in capo al Comune ricorrente, non essendo certo né l’an né il quantum debeatur, quale quota a suo carico della sanzione che lo Stato è stato chiamato a pagare a causa della presenza sul suo territorio delle discariche e degli altri siti inquinati e delle correlate violazioni a numerose disposizioni contenute in direttive europee”. La bomba esploderà un giorno ma per ora la sua deflagrazione è rimandata. Questo l’elenco dei 43 Comuni calabresi e delle discariche all’interno del documento ufficiale dell’Ue di cui all’epoca facevano parte 198 siti italiani: