Catanzaro, agente delle polizia penitenziaria “infedele”: la Cassazione attenua le misure cautelari dopo la sospensione del servizio

Era stato accusato dalla Dda di concorso esterno in associazione mafiosa

La suprema corte di Cassazione ha annullato con rinvio la decisione del Tdl di Catanzaro di lasciare in carcere Luigi Frassinito, l’agente della polizia penitenziaria accusato dalla Dda di concorso esterno in associazione mafiosa. Per gli ermellini la sospensione dal servizio nei confronti dell’indagato basta ad escludere le esigenze cautelari restrittive in carcere per forme alternative quali i domiciliari o altro. Gli atti sono stati quindi inviati ad altra sezione del Tdl di Catanzaro per una nuova decisione che non potrà che adeguarsi al pronunciamento della Cassazione che si è espressa solo in merito alle misure cautelari da adottare nei confronti dell’ex agente della polizia penitenziaria del carcere di Cosenza. Pur riconoscendo che i giudici del riesame hanno dato conto in maniera puntuale e con motivazione adeguata e congrua del quadro indiziario emerso a carico dell’odierno ricorrente che è stato rappresentato con specifica indicazione delle fonti dichiarative e dei relativi riscontri esterni, si legge in sentenza: “L’ordinanza va dunque annullata con specifico riferimento al profilo della valutazione della proporzionalità della misura adottata rispetto alle esigenze cautelari ravvisate; con rinvio al Tribunale di Catanzaro per nuovo esame sul punto”. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere era stata emessa lo scorso mese di luglio dal gip Massimo Forciniti nei confronti di Luigi Frassinito e un altro agente considerato “infedele”. Con loro era finito neklr registro degli indagati a piede libero un terzo agente in pensione. A raccontare cosa succedeva all’interno del carcere di Cosenza erano stati alcuni collaboratori di giustizia le cui dichiarazioni sono state poi riscontrate dalle indagini coordinate dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e dal sostituto Camillo Falvo. Il quadro che né è venuto fuori è devastante con droga che entrava in carcere all’interno delle palline da tennis e con rappresaglie nei confronti degli agenti della penitenziaria che non soddisfacevano i desiderata dei boss dei clan del cosentino detenuti per diversi periodi nella casa circondariale cittadina. Ora la decisione della Cassazione sulle nuove misure cautelari da adottare nei confronti dell’indagato.