Perché la crisi dei rifiuti? Giova a qualcuno?

Il Natale di Cosenza e dell'area urbana con i sacchetti della spazzatura ad “addobbare” i portoni dei palazzi. Ma il tutto potrebbe non essere casuale...

Perché i rifiuti non vengono raccolti? Perché i marciappiedi sono pieni di cumili di sacchetti di immondizia? Perché amministratori come il sindaco di Cosenza che si vanta di avere realizzato due opere grandi quali il ponte di Calatrava e piazza Fera-Bilotti non è capace di compiere una operazione di ordinaria amministrazione quale è lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani? Perché l’uomo solo al comando che si vanta di avere raggiunto grandi risultati nel campo del turismo, dei trasporti, nella realizzazione di opere pubbliche, di progetti comunitari finanziati, non è riuscito a risolvere questo problema che è diventato di dimensioni regionali? È un problema di incapacità politica-amministrativa, oppure qualcos’altro? O tutte e due le cose insieme? Come diceva Andreotti a pensar male si commette peccato ma si indovina.
Andando a ritroso nel tempo questa crisi assomiglia a quella della Campania. Dal maggio 1994 al 2012, passando per periodi di maggiore o minore criticità, i rifiuti solidi urbani in Campania non furono raccolti regolarmente accumulandosi per strada in mancanza di una politica di riduzione dei rifiuti e in particolar modo per il continuo e sistematico sabotaggio della raccolta differenziata e negli impianti.
Le cause alla base dell’emergenza rifiuti, descritto nel resoconto della commissione parlamentare d’inchiesta, erano complesse: vi era una commistione di errori tecnici-amministrativi e di interessi politici, industriali e malavitosi. Potrebbe non essere così se la Regione Calabria non avesse adottato provvedimenti che lasciano presagire la realizzazione di nuovi impianti o l’ampliamento di quelli esistenti. Potrebbe non essere così se i cittadini non siano esasperati dalla presenza dei rifiuti dinanzi il portone di casa, di topi che scorazzano tra le buste di immondizia e dalla paura di contrarre malattie infettive. In questo contesto ci si chiede, perché, come diceva Totò “tomo tomo cacchio cacchio”, la Regione Calabria nella seduta del 29 novembre 2019 ha adottato la delibera di giunta n° 570 che introduce deroghe al precedente piano regionale di gestione dei rifiuti approvato con delibera n° 156 del 19 dicembre 2016. “In tale contesto”, si legge nella delibera, “la proposta di modifica testè illustrata investe elementi di dettaglio consistenti sinteticamente in: 1) ridefinizione dei sottoambiti della Presila cosentina e di Cosenza-Rende; 2) modifica della tipologia impiantistica dell’impianto previsto a Siderno e integrazione di una corrispondente sezione impiantistica nell’area della Piana di Gioia; 3) specificazione di alcuni criteri localizzativi con particolare riferimento agli impianti pubblici, in coerenza con altri strumenti di pianificazione e con analogo livello di tutela”.
Le disposizioni contenute nella tabella 19-3, distanza degli impianti dai centri abitati, di tutela per la salute della popolazione, che prevedevano una localizzazione distante due chilometri anche dalle case sparse, sono state soppresse e sostituite da quelle nuove.
D’ora in avanti “è possibile localizzare impianti di compostaggio della frazione organica da Rsu in aree con distanze inferiori dei due chilometri dai centri abitati etc etc…”.
Saremo facili profeti, pensando male, ma sembra un vestito cucito a misura di qualcuno e guarda caso che combinazione. Nell’area urbana di Rende dovrebbe sorgere infatti un nuovo impianto o dovrebbe essere potenziato quello di proprietà privata e guarda caso il presidente dell’ato numeri 1 è il sindaco di Rende…
Alè