‘Ndrangheta, in ‘Gotha’ di Cordova legami Massoneria e servizi

Lontana e vicina, isolata ma penetrante, legata ai suoi codici ancestrali ma capace di farsi capire ad ogni livello. E’ la ‘Ndrangheta, ma la stessa descrizione potrebbe applicarsi alla Calabria, la terra di nascita di quella che è diventata – a detta degli analisti – la mafia più potente e pericolosa del pianeta. Da sola, però, un’organizzazione criminale legata ai furti di animali e nata in una delle regioni più povere d’Europa non avrebbe potuto prosperare. Fin dall’inizio fu il potere politico, in particolare quello legato alla destra eversiva e ai servizi deviati, e quello legato alla Massoneria a fornirle la rete di connivenze in grado di farla crescere e diventare quello che è oggi. Una verità conosciuta agli addetti ai lavori, ma rimasta sempre ai limiti della storia, che oggi trova spazio in un libro: “Gotha – Il legame indicibile tra la ‘Ndrangheta, la Massoneria e i Servizi deviati”, scritto da un giovane giornalista calabrese, Claudio Cordova, ed edito da Paper First, la casa editrice del Fatto Quotidiano.   Direttore del giornale online “Il Dispaccio”, Cordova, 34 anni, si occupa di ‘Ndrangheta da sempre, e ha all’attivo già altri libri, tra i quali un volume sul “sistema Reggio”, nel quale ha pubblicato le principali carte dell’inchiesta che ha smantellato parte del sistema mafioso di Reggio Calabria e ha avuto come conseguenza anche la fine di un’era politica nella città dello Stretto. “Gotha” è prima di tutto un libro di documenti e un tomo storico, nel quale gli anni della strategia della tensione si intrecciano con quelli dell’ascesa delle più note famiglie criminali calabresi, i cui nomi peraltro tornano anche nella recente inchiesta, “Rinascita-Scott”, del procuratore Capo di Catanzaro, Nicola Gratteri. Inchiesta che ha portato ad oltre 300 arresti in tutta Italia e che è stata definita dallo stesso magistrato la più grande operazione dopo quella che culminò con il Maxi Processo a Cosa Nostra. I nomi, dunque, perché è collegando persone ed episodi che si scrive la storia. Su tutti quello dei De Stefano che diventano padroni di Reggio dopo la prima guerra di ‘Ndrangheta (1974-1976), e dopo aver sbalzato la vecchia generazione legata alla mafia siciliana; la seconda guerra di ‘Ndrangheta, che comincia nel 1985 e miete oltre 700 vittime tra cui il sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione, Nino Scopelliti nel 1991; il summit del 14 luglio 2008 a San Vittore Olona, nel Milanese, che rivela l’esistenza del cuore economico della mafia calabrese nel cuore economico dell’Italia. A quello come ad altri tavoli cognomi ridondanti: Mancuso, Barbaro, Morabito, Pesce, Piromalli, Nirta e Macrì.   A tornare nelle carte delle inchieste analizzate da Cordova, parallelamente e non casualmente, sono anche i nomi di coloro che provarono, all’inizio degli anni ’70, a privare l’Italia della democrazia. Emergono dalle dichiarazioni dei pentiti come Lauro, che rivelò i rapporti tra Stefano Dalle Chiaie, il fascista, l’eterna ombra dietro le stragi di Bologna e di Piazza Fontana, e Paolo De Stefano, reggente della cosca reggina; il collaboratore di giustizia raccontò anche l’asservimento dei clan di San Luca alla strategia tensiva e la messa a disposizione del ‘progetto’ eversivo, da parte del capomafia Nirta, di uomini armati provenienti dalle montagne calabresi. A parlare sono sempre i fatti: i moti del 1970 a Reggio Calabria, in quella che sarebbe diventata la città simbolo della destra italiana, con la ‘Ndrangheta pronta a fornire le armi e a partecipare al deragliamento del treno a Gioia Tauro (luglio 1970; 6 morti e 70 feriti). Dopotutto, però, la dimostrazione lampante del legame ‘indicibile’ (come recita il sottotitolo) tra il potere criminale e quello massonico-politico è nel nuovo organigramma mafioso emerso nell’inchiesta ‘Olimpia’, considerata la madre di tutte le inchieste sulla mafia calabrese. I livelli più alti della piramide, ovvero Santista, Evangelista, Associazione e quindi Mammasantissima, sono e devono essere per i boss sovrapponibili a quelli della Massoneria ed è quindi un obbligo per loro far parte anche dell’organizzazione del Compasso; d’altra parte era massone ‘don Mommo Piromalli, mafioso della Piana di Gioia Tauro del rango di Riina e Provenzano. Pur con l’affastellamento di nomi e date, “Gotha” getta luce su un pezzo di storia del Paese che è stata volutamente ignorata, quasi per relegare il problema ad un angolo dimenticato della memoria. E’ nel silenzio della politica e degli storici, però, che la ‘Ndrangheta ha vinto, risultando in ultima analisi più forte e convincente anche di quella destra eversiva che ‘aveva provato a fare il botto’ con l’aiuto del potere occulto e deviato.