La saga della magistratura (parte prima)

Da Chinnici a Borsellino l'evoluzione, da Palamara a Fuzio l'involuzione del potere giudiziario

Quelli che andremo ad esporre sono punti di vista dei cittadini e la interpretazione di alcune vicende. Quello che sta per finire, infatti, è stato un “annus horribilis” per il potere giudiziario. Una volta i magistrati cadevano sotto i colpi della mafia, oggi vengono decimati dall’Antimafia o da altri colleghi. Nel mese di luglio, il 29 del 1983 e il 19 del 1992, venivano trucidati Rocco Chinnici e Paolo Borsellino con le loro scorte perché servi di un solo padrone: la legge, ovvero lo Stato. Il loro sacrificio, quello di tanti altri colleghi e di appartenenti alle Forze dell’ordine, tuttavia, aveva smosso le coscienze, era servito ad accrescere il prestigio del potere giudiziario e ad infondere fiducia nei rappresentanti della giustizia.
A distanza di una generazione questa preziosa eredità è stata dissipata, tutto è cambiato, basta ricordare i titoli dei mass media: «15 magistrati del distretto della Corte di Appello di Catanzaro indagati a Salerno», «sentenze truccate a Trani», «Bellomo del Consiglio di Stato arrestato», «Longo pm a Siracusa solito sulla scrivania per svitare dal lampadario una cimice installata nel suo ufficio», «Palamara ex membro del Csm ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati indagato a Perugia», «3 componenti del Csm coinvolti nello scandalo Palamara si dimettono».
La credibilità della magistratura ora è sottozero e, come se non bastasse, il 21 luglio scorso un altro scossone, scompare dalla scena un pezzo da 90 ma in modo diverso rispetto a Chinnici ed a Paolo Borsellino: il procuratore generale presso la Corte di Cassazione, Riccardo Fuzio, rassegna le dimissioni dalla magistratura. Questi è membro di diritto del Csm, titolare della azione disciplinare nei confronti degli altri magistrati, custode del segreto d’ufficio, colui il quale si era scusato con la sorella di Borsellino per avere promosso in ritardo l’azione disciplinare contro i magistrati che avevano depistato le indagini sulla morte del fratello. Fuzio, coinvolto nello scandalo Palamara per avergli rivelato l’esistenza di una indagine in corso, viene collocato in pensionamento anticipato.
La vicenda è paradossale per vari motivi. Lui per primo, da custode, avrebbe violato il segreto istruttorio, nei confronti del titolare della relativa funzione dovrebbe essere promossa l’azione disciplinare. Ma il titolare non può procedere contro se stesso e allora dovrebbe incolparlo un suo subordinato, il più alto in grado nella carica istituzionale appare asservito o succube di un pm a lui subordinato tanto da informarlo sulle indagini che stanno svolgendo quelli della procura di Perugia, il giudizio si dovrebbe svolgere dinnanzi al Csm del quale fa parte di diritto.
Per evitare una crisi istituzionale senza precedenti, per togliere l’imbarazzo e salvare capra e cavoli sovvengono le dimissioni ed il pensionamento anticipato: non essendo in servizio non potrà essere promossa l’azione disciplinare.
Se lo stesso avverrà, ad esempio a Cosenza o a Catanzaro, l’uomo della strada sarà legittimato a pensare “gatta ci cova”. Di fronte a questi avvenimenti, ricordando il passato ed il martirio di tanti servitori dello Stato, l’uomo comune, anzi i cittadini onesti si pongono una semplice ma devastante domanda: se i fatti sono veri il corpo giudiziario è in cancrena, ma amputandone le parti malate sopravviverà un corpo mlato, senza braccia e senza gambe non potrà muoversi. Se invece non sono vere è persino peggio, perché ci troviamo di fronte a cellule tumorali impazzite che hanno prodotto metastasi e tutti questi scandali sarebbero stati architettati all’interno della istituzione per danneggiare altri colleghi o per fare carriera.
In entrambi i casi la vicenda Fuzio e quelle degli altri magistrati inducono il cittadino a porsi la domanda finale: saranno imparziali nel giudicare la mia causa? Se io oppure il mio avvocato samo antipatici o abbiamo pestato i calli a qualche loro familiare o amico avremo un giusto processo?
La magistratura cosentina e calabrese assomiglia di più a Fuzio e “compagnia bella” oppure a Chinnici, Falcone, Borsellino, Livatino ed a tanti altri devoti servitori dello Stato?
Questi interrogativi, purtroppo, sono legittimi, nessuno può pensare che i cittadini pensino male gratuitamente, è necessario che la magistratura torni ad essere come la “moglie di Cesare”, non solo deve essere onesta ma deve anche apparire, onesta… (continua).

blé