Appalti a Crotone, divieto dimora per sindaco e assessore comunale

Il sindaco di Crotone, Ugo Pugliese, e l’assessore comunale allo sport, Giuseppe Frisenda, sono destinatari di un provvedimento di divieto di dimora in città, disposto dal Gip del tribunale del capoluogo su richiesta del procuratore capo Giuseppe Capoccia nell’ambito di un’inchiesta sull’affidamento in gestione a società private della piscina olimpionica comunale dalla quale sarebbero emerse irregolarità.. Nell’inchiesta risultano coinvolti anche funzionari e dirigenti comunali. I provvedimenti sono stati notificati oggi dalla Polizia.
Il divieto di dimora emesso dal tribunale di Crotone nei confronti del sindaco Ugo Pugliese e dell’assessore comuale allo Sport Giuseppe Frisenda ,riguarda anche il dirigente del settore Lavori Pubblici, Giuseppe Germinara, e due rappresentanti del Consorzio sportivo Daippo che ha avuto in gestione la piscina olimpionica comunale di Crotone, Daniele Paonessa e Emilio Ape. Sono indagati anche l’ex assessore ai Lavori pubblici Salvatore De Luca e l’ex dirigente dei Lavori pubblici Gianfranco De Martino. Le accuse contestate a vario titolo sono quelle di abuso d’ufficio e turbativa d’asta.

[7/11, 14:29] Valeria Esposito Vivino: Appalti: Crotone, divieto dimora per sindaco e assessore comunale (3)
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12:20 (AGI) – Crotone, 7 nov. – L’accusa di abuso d’ufficio viene contestata all’ex dirigente del settore Lavori Pubblici del Comune di Crotone Gianfranco De Martino e a quello attualmente in carica Giuseppe Germinara, in concorso con il sindaco Ugo Pugliese, poiché alla scadenza della convenzione con il consorzio Daippo, avvenuta nel settembre 2013, non avrebbero adottato alcun “provvedimento di cessazione e risoluzione dei rapporti giuridici” relativi alla piscina comunale prorogandone tacitamente la gestione né avrebbero “esercitato poteri di ispezione e controllo contabile” sulla piscina per recuperare le spese relative alle utenze dell’impianto che la legge pone a carico del concessionario ma anzi avrebbero ordinato la liquidazione delle fatture relative al consumo di energia elettrica, gas e acqua. Di fatto il Comune avrebbe pagato le spese di gestione al posto del Consorzio Daippo, concessionario della gestione della piscina. Dal canto suo il sindaco Pugliese, in carica dal giugno 2016, avrebbe “istigato i dirigenti comunali a non esercitare i poteri dirigenziali” di cessazone dei rapporti giuridici e di ispezione e controllo e ad “esercitare invece quello di liquidazione delle fatture”.     Per quanto riguarda l’accusa di turbativa d’asta l’assessore allo Sport Frisenza e il rappresentante del consorzio Daippo Daniele Paonessa si sarebbero accordati, dopo la scadenza della convenzione, per procedere all’affidamento diretto della piscina. Lo stesso Paonessa e l’ex assessore ai Lavori Pubblici Salvatore De Luca, “in qualità di intermediario di Pugliese”, si sarebbero accordati sul contenuto di una parte rilevante della successiva convenzione che avrebbe disciplinato l’affidamento del servizio pubblico di gestione della piscina”. In particolare avrebbero concordato “l’immediata riapertura dell’impianto e la definizione delle tariffe che il consorzio avrebbe dovuto applicare al pubblico nella gestione del servizio”.
“Può sembrare che grandi scorrettezze non siano state commesse, perché ormai tutto è diventato normale, ma non è questa la legalità”. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Crotone, Giuseppe Capoccia, nel corso della conferenza stampa con cui sono stati resi noti i dettagli dell’indagine sulla gestione della piscina olimpionica condotta dalla Digos di Crotone fociata, questa mattina, nell’applicazione della misura cautelare del divieto di dimora nella città di Crotone per il sindaco, Ugo Pugliese, per l’assessore allo Sport, Giuseppe Frisenda, per il dirigente del Settore urbanistica Giuseppe Germinara e per i rappresentati del consorzio Daippo Emilio Ape e Daniele Paonessa.    “Si tratta di una misura ponderata e scelta per non essere inutilmente devastante, ma era assolutamente necessaria”, ha continuato il procuratore Capoccia, sottolineando l’importanza di riaffermare la legalità nell’azione amministrativa che, come emergerebbe dall’indagine, non ha caratterizzato a suo giudizio la condotta degli amministratori in questa vicenda.
“E’ emerso un vero e proprio accordo collusivo tra i soggetti appartenenti al Comune di Crotone e i soggetti privati appartenenti al Consorzio sportivo, i quali agivano indisturbati attraverso trattative clandestine, fatte di incontri privati e nascosti lontani dalle sedi ufficiali”. E’ la conclusione cui sono pervenuti gli investigatori della Digos della questura di Crotone al termine dell’indagine avviata nel 2018 sulle irregolarità che hanno contrassegnato l’affidamento e la gestione della piscina comunale da parte del Comune di Crotone al Consorzio Sportivo Daippo. Inchiesta che vede indagato il sindaco di Crotone Ugo Pugliese e l’assessore comunale allo Sport Giuseppe Frisenda destinatari della misura del divieto dimora insieme a dirigenti comunali e resposabili legali dello stesso consorzio. Le ipotesi investigative, peraltro, sono corroborate da una serie di intercettazioni tra i soggetti coinvolti e da una corposa acquisizione documentale dalle quali emerge come il Comune di Crotone non si sia avvalso di una procedura di gara ad evidenza pubblica per la gestione del bene pubblico ma di un affidamento diretto il cui iter è stato dimostrato essere turbato sin dall’inizio. “Il procedimento amministrativo – hanno spiegato gli inquirenti – era turbato in quanto non era più la sede naturale del perseguimento dell’interesse pubblico dal momento che gli stessi amministratori comunali agivano violando il principio del buon andamento dell’attività amministrativa, accogliendo richieste illogiche e onerose da parte del Consorzio, il quale risultava paradossalmente la parte forte di una trattativa con la pubblica amministrazione. A conferma di ciò, nel dicembre del 2018, il Comune di Crotone ha affidato la piscina al Consorzio alle condizioni da quest’ultimo nonostante lo stesso già negli anni passati si era reso moroso creando un danno economico ingente, pari ad un milione di euro circa, al Comune che si accollava tutte le spese attinenti la gestione della piscina.