Errori giudiziari e ingiuste detenzioni: Catanzaro maglia nera

Nel biennio compreso tra il 2016 e il 2018 la Corte d'Appello del distretto del capoluogo è quella che ha causato il maggior numero di danno alle casse dello Stato. Peggio di Roma e Napoli. Analisi di un disastro nel corso di un convegno organizzato dai penalisti di Milano

«Nel 2017 il distretto di Catanzaro ha speso per gli indennizzi 8 milioni e 900mila euro. Più del doppio di quanto si è speso per i casi di Roma. Il distretto con il maggior numero di casi indennizzati è quello della Corte d’Appello di Catanzaro che per il sesto anno consecutivo si è confermata tra i primi tre posti con 158 persone che nel 2017 hanno subito una ingiusta detenzione». Quando Otello Lupacchini, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro, pronuncia con discreti decibel questa “sentenza” la risonanza mediatica lo congela (e lo congeda) a metà. Della serie, questa è la Catanzaro (intesa come Corte D’Appello) di prima, ora si è aperto un nuovo corso in procura. I numeri sorrideranno. Ma a giudicare dalla “foto” più recente analizzata dai penalisti di Milano nel corso di un convegno di qualche giorno fa (dal titolo poco evocativo “Errori giudiziari e ingiuste detenzioni, perché non parlarne”) le cose non sono migliorate affatto. Il distretto di Catanzaro resta maglia nera nel Paese per errori giudiziari e ingiuste detenzioni. E soprattutto per danno che provoca alle casse dello Stato in termini di rimborsi alle famiglie colpite dalle ingiustizie provocate dalle indagini. Alle ingiuste detenzioni del 2017 menzionate da Lupacchini si debbono ora aggiungere le 182 del 2018, con un trend in evidente crescita. I distretti di Roma e Napoli, che di utenti ne hanno molti ma molti di più, non arrivano a questi numeri. Dal 1991 ad oggi lo Stato, su scala nazionale, ha speso circa 800 milioni di euro per errori giudiziari e ingiuste detenzioni. Solo nel 2018 sono state presentate mille istanze, per un ammontare di 23 milioni di euro. E di questa “torta” la Corte d’Appello di Catanzaro se ne mangia una bella “fetta”. Secondo Enrico Costa, ex ministro e parlamentare membro della commissione Giustizia della Camera, su una media di 50mila misure di custodia cautelare all’anno, almeno il 20% non avrebbero dovuto essere adottate. Inoltre, nel corso del convegno, è stato segnalato come il fatto che l’indagato si avvalga della facoltà di non rispondere si trasformi il più delle volte in un boomerang ai fini della liquidazione dell’indennizzo. Un’arma a doppio taglio insomma. L’unione delle camere penali ha istituito un osservatorio sull’errore giudiziario, prefigurando la creazione di una vera e propria banca dati anche in considerazione del fatto che, come ha sottolineato proprio Costa, i tribunali sono molto reticenti quando si tratta di fornire i dati in tempo reale al ministero dell’Economia. Come dire, polvere il più a lungo sotto il tappeto prima di consegnare il danno al Mef. Anche e soprattutto poi quando un distretto, come quello di Catanzaro trenta volte più piccolo di quello di Roma, finisce per essere il più costoso del Paese in materia di ingiuste detenzioni ed errori giudiziari…

I.T.