Tentata estorsione a impreditore, 3 arresti nel Reggino

Gli arrestati non legati a 'ndrangheta

Tre persone, fra le quali il dirigente dell’area area amministrativa ed Affari Generali del Comune di Bianco, nel Reggino, sono state arrestate questa mattina, dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria e dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” nell’ambito dell’inchiesta su un tentativo di estorsione ai danni di un imprenditore siciliano aggiudicatario dell’appalto per il servizio annuale di refezione scolastica nel Comune di Bianco.   Il dirigente comunale è Giuseppe Palamara, di 65 anni; gli altri due arrestati sono i fratelli Domenico e Bartolomeo Scordo, di 35 e 39 anni, detti “i pupi” (da qui il nome dell’operazione denominata “Pupi-White city”). Per i due fratelli è stata disposta la detenzione in carcere, mentre Palamara è agli arresti domiciliari. Una quarta persona, B V., di 36 anni, è indagata a piede libero. Il reato contestato, a vario titolo, è tentata estorsione continuata in concorso, aggravata dal metodo mafioso. A Giuseppe Palamara sono anche contestati concussione, abuso d’ufficio, peculato, falso in atto pubblico.
L’operazione, frutto di due filoni investigativi coordinati dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, poi unificati in un solo procedimento (Pupi e White city), avrebbe evidenziato che, a causa dell’infedeltà del geometra Giuseppe Palamara, l’attività del Comune sarebbe stata piegata al volere di pochi.    Avviata nel novembre 2014, l’inchiesta “Pupi” è nata a seguito della denuncia dell’imprenditore siciliano, costretto a subire un’estorsione dopo che la sua ditta aveva vinto la gara d’appalto indetta dal Comune di Bianco per l’aggiudicazione del servizio di refezione per l’anno scolastico 2014/15. I 4 indagati, in concorso tra loro e con ruoli ben precisi (i fratelli Scordo come esecutori materiali delle minacce e interessati al versamento del danaro, Palamara  e B.V. intermediari con l’impresa) avrebbero infatti tentato di estorcere all’impresa aggiudicataria dell’appalto, per il semplice fatto di provenire da una diversa area geografica, la somma contante di 2.000 euro a titolo di sostentamento per le famiglie dei carcerati della zona. In caso di risposta negativa, l’imprenditore era stato minacciato di pesanti ritorsioni tra cui il furto e il danneggiamento del furgone impiegato per la consegna dei pasti a scuola.      Palamara, forte del suo incarico di responsabile dell’area amministrativa e affari generali, avrebbe piegato gli interessi pubblici a quelli propri, dei suoi familiari e di persone a lui vicine. In particolare, con riferimento all’appalto per il servizio di refezione per l’anno 2014-2015 (per il quale ha ricoperto l’incarico di responsabile del procedimento amministrativo) oltre al tentativo di estorsione, avrebbe esercitato “una pressione psicologica e morale, anche in forme allusive e velate”, su un uomo di fiducia dell’amministratore della ditta aggiudicataria dell’appalto, in modo da orientarne la volontà nella scelta del personale da impiegare nel servizio, ottenendo che venissero assunte persone a lui vicine o legate da vincoli di parentela.
L’anno successivo, invece, sempre con riferimento alla gara d’appalto per l’affidamento del servizio di refezione scolastica, il dirigente avrebbe omesso di astenersi dall’incarico di responsabile del procedimento amministrativo, dichiarando falsamente di non avere rapporti di incompatibilità con nessuno, nonostante avesse partecipato e vinto la gara B.V., suo familiare e titolare di un’impresa costituita ad hoc, che ha così ottenuto un ingiusto vantaggio di 67.000 euro, nonostante l’assenza dei requisiti richiesti per vincere l’appalto.    Palamara avrebbe, inoltre, agito nell’interesse dell’impresa, che di fatto gestiva personalmente, impiegando 350 euro di denaro pubblico per far ottenere la certificazione richiesta (HACCP) ai dipendenti, al mezzo impiegato per la distribuzione dei pasti ed all’impresa stessa. Palamara avrebbe poi  omesso di astenersi dall’incarico di responsabile del procedimento amministrativo, anche in questo caso dichiarando falsamente di non avere rapporti di incompatibilità con alcuno, con riferimento all’aggiudicazione di due borse lavoro per assistente educativo scolastico, dichiarando, tra l’altro, vincitore un suo familiare, che avrebbe dovuto essere escluso poiché la domanda che ha presentato era sprovvista della documentazione necessaria a corredo.
Non avrebbero legami con la ‘ndrangheta le tre persone, fra le quali un funzionario del Comune di Bianco (Rc), arrestate stamane dai Carabinieri della locale compagnia con l’accusa di tentata estorsione ai danni di un imprenditore siciliano, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. Le indagini sono state avviate nel novembre del 2014 dopo la denuncia della vittima, alla quale era stato chiesto del denaro, oltre che di assumere persone legate al funzionario. Nonostante la contestazione del metodo mafioso, secondo quanto apprende l’Agi, dall’inchiesta non emergerebbe un interesse della criminalità organizzata. Oltre agli arrestati, risulta indagata a piede libero una quarta persona.