“Lande desolate”, anche Tucci fuori dai domiciliari

Per il direttore dei lavori di Lorica e Scalea sostituzione della misura con l'interdizione per un anno. Notificato intanto l'avviso di conclusione indagini, coinvolti anche Nicola Adamo e Enza Bruno Bossio

Sostituzione di “misura” a carico di Francesco Tucci nell’ambito dell’inchiesta “Lande desolate”, che proprio in queste ore conosce il suo epilogo preliminare con la notifica della conclusione delle indagini. Come si ricorderà al direttore dei lavori di Lorica e Scalea erano stati comminati dal gip gli arresti domiciliari al deflagrare dell’inchiesta, siamo al 18 di dicembre. Oggi invece la trasformazione della misura precedente con «la sospensione dell’esercizio di un pubblico ufficio o servizio nonché dall’esercizio di imprese e uffici direttivi di persone giuridiche o imprese, per la durata di dodici mesi». Quindi niente più domiciliari per Francesco Tucci (difeso agli avvocati Franco Sammarco, Paolo Greco, Anna Spada e Paolo Sammarco) e interdizione per un anno dai pubblici uffici.

Intanto la procura di Catanzaro, come detto, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di tutti e 19 gli indagati nell’inchiesta “Lande Desolate” su presunte irregolarità nella gestione di alcuni appalti. Tra i destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini figurano anche il presidente della Regione, Mario Oliverio, al quale sono contestati i resti di abuso di ufficio e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, la parlamentare del Pd, Enza Bruno Bossio e l’ex vicepresidente della Regione, Nicola Adamo, ai quali è contestato il reato di corruzione. Al centro dell’inchiesta “Lande Desolate”, coordinata dalla procura guidata dal procuratore Nicola Gratteri e condotta dalla Guardia di Finanza, ci sono gli appalti per l’ammodernamento dell’aviosuperficie di Scalea (Cosenza) e degli impianti sciistici di Lorica (Cosenza) e per i lavori di Piazza Bilotti a Cosenza. Insieme a Oliverio, Bruno Bossio e Adamo sono indagati, con l’accusa di corruzione, anche l’imprenditore Giorgio Barbieri e Francesco Tucci direttore dei lavori: secondo la procura, l’impresa Barbieri avrebbe dovuto bloccare i lavori di piazza Bilotti, a Cosenza, in modo da penalizzare il sindaco Mario Occhiuto, e in cambio lo stesso Barbieri avrebbe ottenuto un finanziamento extra – oltre quattro milioni di euro – per completare i lavori delle piste da sci di Lorica. Nell’avviso di conclusione delle indagini la procura ipotizza, in particolare, un “accordo illecito” in forza del quale Tucci si sarebbe concretamente adoperato «ai fini del rallentamento dei lavori in corso a Piazza Bilotti», su pressioni – secondo l’accusa – della Bruno Bossio e di Adamo per un loro tornaconto politico, quello di impedire al sindaco della città, Mario Occhiuto, di inaugurare la nuova piazza. La contropartita – sempre secondo gli inquirenti – sarebbe stata una delibera del 13 maggio 2016 con cui la giunta regionale, su proposta del governatore Oliverio, ha destinato un’ulteriore tranche di finanziamento all’impresa Barbieri per i lavori sull’impianto sciistico di Lorica secondo la procura, Oliverio inoltre sapeva «dell’incapacità tecnica e finanziaria dell’impresa di portare a compimento i lavori e le opere».

Oltre al governatore Oliverio, Bruno Bossio, Adamo, Barbieri e Tucci, l’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato anche ai dirigenti della Regione Paola Rizzo (49 anni), Rosaria Guzzo (63) e Giuseppe Zinno (64), e Vincenzo De Caro (66 anni), Gianluca Guarnaccia (43); Carmine Guido (58), Marco Trozzo, (46); Marco Oliverio (44); Carlo Cittadini (43); Ettore Della Fazia (58), Gianbattista Falvo (62); Pasquale Latella (54); Damiano Francesco Mele (52), Arturo Veltri (37). Nei confronti di alcuni indagati la Procura ipotizza anche l’aggravante dell’articolo 7 per avere agevolato la cosca di ‘ndrangheta Muto di Cetraro. L’avviso di conclusione delle indagini di “Lande Desolate” è stato redatto dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, dai procuratori aggiunti Vincenzo Capomolla e Vincenzo Luberto e dal sostituto Veronica Calcagno: in totale, sono venti i capi di imputazione contestati a vario titolo agli indagati.

I.T.