Mafie, de Raho: sistema protezione pentiti non più adatto a ruolo

“Lo sforzo del Servizio centrale di protezione va riconosciuto ma il sistema non e’ piu’ adatto al ruolo che deve ricoprire, non e’ piu’ in grado di garantire al collaboratore di giustizia e ai suoi familiari tutto quello che si aspettano”. A sottolinearlo e’ il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, ascoltato in Commissione antimafia sull’omicidio di Marcello Bruzzese, fratello di un pentito di ‘ndrangheta. “E’ un problema innanzitutto di risorse, al momento inadeguate – ha spiegato de Raho – si potrebbero coinvolgere di piu’ le forze dell’ordine sul territorio ma a quel punto la riservatezza dell’identita’ delle persone inserite nel programma di protezione sarebbe almeno parzialmente compromessa. I numeri sono quelli che sono: i collaboratori di giustizia sono circa 1.200, i loro familiari 4.800, un totale di circa 6 mila persone. Un vero e proprio paesino con un numero di abitanti rilevante. Bisogna che i Nuclei di protezione possano contare su un numero di persone sufficienti a garantire verifiche frequenti e costanti, altrimenti faranno inevitabilmente delle scelte di priorita’”.
Per Cafiero de Raho, “i collaboratori di giustizia sono lo strumento principale attraverso il quale si combatte la criminalita’ organizzata, piu’ prezioso delle stesse intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno costi elevatissimi: mafia, camorra e ndrangheta hanno il loro punto di forza nell’omerta’ e se tale omerta’ viene scardinata da elementi intranei all’organizzazione, quest’ultima comincera’ ad accusare delle lesioni. Ma se passasse il messaggio che e’ facile raggiungere i collaboratori di giustizia, nessuno piu’ collaborerebbe: molti del resto cominciano a temere per la propria incolumita’, in tanti mi hanno scritto ‘se e’ successo a Bruzzese puo’ succedere anche a me e ai miei familiari”. “E’ sbagliato anche pensare – ha concluso de Raho – che la protezione debba cessare con la capitalizzazione perche’ le mafie non dimenticano, sono capaci di aspettare anche anni e colpire quando i rischi per loro diminuiscono”