Da Boccioni ad Alarico “bocciato”. C’era una volta la soprintendenza

Dalla statua restaurata e finita nel retro dei 20 centesimi di euro alla revoca del museo di Alarico a Cosenza, solo per citare l'ultima delle sberle clamorose arrivate dal ministero. Ma cosa è rimasto ormai dei fasti del passato?

Boccioni, continuità nello spazio (restaurata dalla soprintendenza di Cosenza e finita anche nel retro dei 20 centesimi di euro)

C’era una volta la soprintendenza di Cosenza, Catanzaro e Crotone, verrebbe da dire. Ufficio che ha attraversato un periodo di lustro ed ha prodotto importanti risultati sul piano del recupero di monumenti e centri storici. Ma anche ufficio, questa è storia più recente, che ha incassato con la clamorosa revoca della concessione per il museo di Alarico a Cosenza solo l’ultima di sberle importanti da parte del ministero. Dalle stelle alle stalle.

Il lustro del passato, e siamo alle “stelle”, è stato opera di un sapiente lavoro di squadra che valorizzava e non mortificava le figure professionali presenti all’interno della struttura. Molti di quei dipendenti ora sono in pensione, altri sono stati messi in un “cantuccio” dall’attuale e dal precedente soprintendente.

Ricordiamo tra i tanti, e ci vorranno scusare i lettori se dimentichiamo qualcuno, gli architetti Fulvio Terzi, Giorgio Ceraudo (in pensione) Emilio Minasi (da circa una settimana in pensione pure lui) e l’architetto Sergio De Paola i quali hanno contribuito a realizzare il recupero di Santa Severina, di Fiumefreddo Brutio, di Gerace, guarda caso tutti e tre i paesi sono nell’elenco dei borghi più belli d’Italia. Non bisogna dimenticare poi il recupero di Palazzo Arnone a Cosenza, che ha consentito di allocarvi la pinacoteca e numerose opere d’arte tra le quali i dipinti di Mattia Preti, di Caravaggio, e le statue di Boccioni una delle quali (Forme uniche della continuità nello spazio) è raffigurata sul retro della moneta da 20 centesimi di euro. La mostra di Mattia Preti a Taverna è anche opera del contributo della soprintendenza.

Ma tutto quetso, purtroppo, è acqua passata oggi. E siamo alle “stalle”. La soprintendenza produce atti invalidi a ripetizione che, puntualmente, vengono annullati o revocati con notevole pregiudizio per i cittadini e le altre pubbliche amministrazioni. Probabilmente se fossero rimaste quelle figure di cui sopra, con le loro professionalità, è lecito chiedersi se gli errori che il ministero ha bollato come grossolani sarebbero stati commessi ugualmente. Vedasi la vicenda di Alarico e dei dipendenti da trasferire nel convento di San Francesco di Assisi, una sorta di “esilio” (tra i quali, guarda caso, vi è l’architetto De Paola che ha curato il recupero di Gerace). All’interrogativo non si può dare una risposta certa ma il dubbio sulla bontà della riorganizzazione dell’ufficio della soprintendenza di Cosenza, Catanzaro e Crotone, rimane intatto.

Non vogliamo essere scaramantici, né credere alla cabala, ma i provvedimenti che fino ad ora sono stati annullati in autotutela e che riguardano Cosenza sono stati due. C’è mai stato un “due” senza un “tre”? Se è così, se l’equazione in divenire non fallirà neanche stavolta, vorrà dire che a breve ve ne sarà di un terzo (e sempre a Cosenza) di provvedimento annullato o revocato in autotutela da parte del ministero. Prodotto naturalmente dalla soprintendenza. Non occorre essere proferi per immaginare che così andrà a finire, specie poi se ci si imbatterà in progetti spezzettati e non unitari…

I.T.