Quello che Lucano non dice lo dice Gratteri, «Riace? Leggete bene le carte… »

L'ex sindaco e il procuratore capo di Catanzaro protagonisti nelle reti tv nazionali . Il primo “dimentica” i giudizi personali espressi su Minniti e il secondo invita a dare un'occhiata all'ordinanza del gip di Locri. Il magistrato si mostra “freddino” con Salvini ma spunta un affondo di Mauro Mellini (Giustizia Giusta): «Lega e Cinquestelle gli hanno promesso la presidenza della Regione Calabria»

Protagonisti in tv e su scala nazionale. E anche con piglio di indiscutibile protagonismo ed è anche normale che sia così.
Nicola Gratteri, il procuratore capo di Catanzaro, ospite del talk in prima serata “Otto e Mezzo” su La 7. E Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace e ispiratore del “modello” poi travolto dalla bufera giudiziaria, nel salotto mediatico di Tgcom 24. Le loro “confessioni” non debbono incrociarsi per forza eppure accade. Fatalmente accade. Perché c’è Calabria in mezzo e perché non potrebbe essere diversamente. Ed è l’ex sindaco che nel momento più caldo della puntata approda (inevitabilmente) sulla pratica Minniti. Il ministro degli Interni «che c’era prima». Quello che sostanzialmente ha vissuto di più nel suo interregno la pratica ispettiva del modello Riace. «Nei confronti di Marco Minniti non ci sono considerazioni di carattere personale – ha detto tra l’altro Mimmo Lucano -. Nel periodo in cui era ministro dell’Interno c’è stato un livello di tensione molto elevato». E di lì appresso considerazioni di carattere generale, di politica strategica e dai risvolti “internazionali”. Della serie, «l’Italia stava facendo degli accordi con i capi dei clan della Libia e con un governo che manco esisteva. In Libia non venivano salvaguardati i diritti umani e spesso gli accordi prevedevano che le persone dovessero rimanere nei campi di concentramento». Tradotto dal linguaggio anche rustico di Lucano, Minniti avrebbe fatto transitare sul ventre dell’Italia accordi con gruppi oscuri di delinquenti libici, senza etica né pudore.
Ma, lo ripete, «niente di personale». Niente di personale dagli studi di Tgcom 24 perché a dare un’occhiata invece all’ordinanza del gip si legge ad un certo punto testualmente che «quello lì, Minniti, è una brutta persona e bisogna stare attenti». È proprio Lucano che lo dice a chi vuole convincere alle nozze di comodo perché altrimenti, e con le modifiche apportate proprio da Minniti, «ti rispediscono a casa».
Carte del gip che sono protagoniste pure dell’altro talk, quello de La 7 “Otto e mezzo”. A Nicola Gratteri viene chiesto ad un certo punto proprio di Lucano e di Riace e dell’inchiesta della magistratura. «Non posso commentare, mi beccherei un provvedimento disciplinare visto che c’è una indagine in corso. In ogni caso consiglio di leggere bene le carte e i relativi capi d’imputazione… ». A cosa si riferisce Gratteri? A quelli sostanzialmente stralciati (quasi tutti) e quindi a quelli ormai residuali che sono rimasti ancora in piedi? Oppure, al contrario, Gratteri suggerisce di non dimenticare anche altro che al momento sta fuori dal malloppo come truffa, associazione a delinquere, malversazione e concussione? Una interpretazione si presta a diventare l’esatto contrario dell’altra e stanno dentro quel suo «consiglio di leggere le carte e i capi d’imputazione». È in serata Gratteri e lo dimostrano le sue battutine sul governo (e sul ministero degli Interni) a proposito della lotta alla criminalità organizzata. «Per ora non ho visto molto in termini di contrasto, come se non fosse una priorità». Giudizio definitivo e partita chiusa con il governo? Non proprio, «ancora c’è molto tempo» e poi non dispiace affatto l’approccio del ministro della Giustizia Bonafede, «è di una gentilezza quasi imbarazzante e poi secondo me è uno preparato».
Un Gratteri mediaticamente intenso e pungente, volutamente ambiguo quanto basta e tutto sommato poi non molto severo con questo governo. E chissà se è proprio fuori dal mondo la sortita micidiale che gli riserva Mauro Mellini circolata sui media. Tra i fondatori del partito Radicale, a pieno titolo nel “club” di Giustizia Giusta, plurideputato tra gli anni Settanta e Novanta e con incarichi di prestigio in materia di giustizia, Mellini ha attaccato frontalmente il procuratore capo di Catanzaro. Della serie «no, Gratteri presidente della Regione no. Il no secco va detto subito». Una preoccupazione tutta sua e preventiva, evidentemente, perché, secondo lui, «Gratteri pare abbia ottenuto la promessa da Lega e Cinquestelle di una candidatura alla presidenza della Regione Calabria… ».