Lucano, tutti al Riesame. La procura all’attacco sull’associazione a delinquere

Il gip Di Croce conferma gli arresti domiciliari che avrebbe potuto revocare in presenza della decadenza da sindaco. Sullo sfondo capitoli importanti dell'inchiesta che il pm D'Alessio non intende abbandonare

In molti erano convinti che Mimmo Lucano, alla fine, avrebbe preso parte direttamente alla grande manifestazione di domani a Riace, dove si attendono migliaia di persone dal resto della regione e del Paese. E invece saluterà tutti dalla finestra, altro non potrà fare. Il grande corteo organizzato per manifestare pacifica solidarietà al modello e all’uomo sfilerà lo stesso, magari anche con qualche motivazione in più. Perché il gip di Croce, nella giornata di oggi, non ha spostato di un millimetro la precedente misura cautelare domiciliare a suo carico. Dopo aver stralciato 12 dei 15 capi di imputazione della procura di Locri il giudice per le indagini preliminari, evidentemente, ha ritenuto di non poter modificare altro rispetto al quadro accusatorio e alle relative precauzioni. E da questo punto di vista è degno di nota il fatto che la procura stessa avesse chiesto l’arresto di Lucano addirittura il 17 settembre del 2017, di fatto smontando sul nascere il retroscenismo politico montato sui social, carico di motivazioni “governative” dietro il clamoroso provvedimento giudiziario a carico di Mimmo Lucano (un anno fa, nel settembre del 2017, non c’era certo Salvini al governo). Quindi il gip conferma la misura domiciliare e questo nonostante sia venuta meno, sulla carta, anche la terza condizione che determina di solito la detenzione. Mai esistito il pericolo di fuga, difficile l’inquinamento delle prove per uno come Lucano che, ben sapendo di essere indagato, ha sempre parlato al telefono apertamente dei suoi eventuali reati restava in piedi, formalmente, solo il pericolo della reiterazione del reato in quanto sindaco e pubblico ufficiale nel Comune capofila del progetto per Cas e Sprar. Ma con la decadenza da sindaco comunicata dalla prefettura di Reggio pareva tramontata anche questa terza condizione per cui in molti si attendevano il provvedimento di restituzione di libertà vigilata da parte del gip. Che invece non è arrivato e in questo senso appare retorica la differenza se è stata o meno chiesta dalla difesa la cessazione della detenzione domiciliare perché il gip, dopo l’interrogatorio di garanzia, avrebbe potuto agire direttamente d’ufficio. Segno evidente che nell’inchiesta e nelle sue evoluzioni c’è altro che ancora deve essere approfondito e ora tutto passa nelle mani del Riesame. Dove ricorre la difesa di Lucano, ovviamente. Ma anche la procura che chiede la reintroduzione dei capitolli più importanti che il gip ha invece stralciato come l’associazione a delinquere, la concussione, la malversazione, l’abuso d’ufficio. In particolare la procura ritiene che ci sia del dolo dietro la non rendicontazione di più di 2 milioni di euro che dal 2012 al 2017 le associazioni hanno prelevato dai conti per fini diversi da quelli previsti dai progetti Sprar e Cas, fondi arrivati da prefettura e ministero. Prelievi che, secondo la procura, sarebbero serviti invece all’acquisto di tre case e di un frantotio, all’arredo e ristrutturazione di un’altra casa, al pagamento di concerti organizzati dal Comune per non meno di 150mila euro.

 

I.T.