La cappa, la pittura e il personale da “tagliare”. Accreditamento a rischio per Villa Aurora

Sindacati sul piede di guerra nei confronti dei nuovi amministratori che hanno vinto la gara del tribunale per la clinica di Reggio. Nel mentre spunta una sperimentazione oncologica (per ora virtuale) e una vernice poco salutare...

Spesso dipende solo dai punti di vista, siamo al classico bicchiere che può essere mezzo pieno o mezzo vuoto. E anche l’eroica ed epocale guerra al cancro, in forma preventiva, può farsi cambiare giudizio. Ci sta che si attrezzino i laboratori di sostanze da analizzare e aspirare (fa futuro questa scena) ma vuoi mettere, per ora, solo una cappa tipo cucina? Eppure c’è chi giura di averla vista, la cappa. Ma solo la cappa però.

Siamo a Reggio, l’atrio è quello della storica Villa Aurora da luglio passata di mano (pare però senza formale assegnazione) ai Crispino di Cosenza. Prima la tempesta giudiziaria, gli avvisi di garanzia, il sequestro del 95% delle quote da parte del tribunale nei confronti dei vecchi proprietari. Tribunale che ha poi inevitabilmente nominato un amministratore giudiziario anche se va detto che la clinica non è stata dichiarata fallita, è intervenuto un concordato. Poi la regolare gara del tribunale stesso che ha messo in vendita la clinica, l’accreditamento e lo storico ma non l’immobile, lo stabile. Che infatti deve essere “usato” tramite un canone di locazione. Il bando lo vince il gruppo Crispino di Cosenza per 5 milioni di euro anche se pare che l’assegnazione formale della gara stessa, come detto, non sia ancora avvenuta. Questione di “lana caprina”, verrebbe da dire. Ma tant’è, se è così e se cioè l’assegnazione non è ancora intervenuta poco cambia nella sostanza nel senso che la nuova proprietà è da un pezzo che c’ha messo mano dentro Villa Aurora, dopo aver vinto la regolare gara. Dalla sperimentazione futuristica in materia oncologica al look da cambiare dentro. Una ventata di aria e colori nuovi a cominciare dalla pittura, una bella rinfrescata. E poco importa se poi c’è sempre qualcuno pronto a giurare, magari lo stesso della “cappa”, che si stia usando una vernice che di salutare avrebbe poco, molto poco. Trovarne una che fa bene, del resto, non è semplice ma siamo al bicchiere sempre mezzo pieno o mezzo vuoto, c’è poco da fare. Chi si sdraia in un letto di ricovero magari immagina che tutto lì dentro non possa nuocere alla salute più di quanto non avvenga fuori ma è difficile la vita di chi gestisce il pianeta sanità di Calabria.

C’è il cancro da sconfiggere sullo sfondo, il look da cambiare all’interno con nuove (e insidiose?) vernici e poi ci sono loro, i dipendenti. Sempre loro poi alla fine. Che sono da mantenere in forma integrale e nelle loro mansioni prima delle gare pubbliche dopo un prefallimento, specie quelle del tribunale poi. E che invece possono essere messi in discussione, magari tagliati fuori, o rivisti sottoforma di demansionamento o accorpamento di mansioni, un poco più avanti. Giusto il tempo di fare due “passi” dentro la nuova gestione dopo aver vinto la gara.

È esattamente quello che denunciano Cgil, Cisl e Sul. In una lettera indirizzata ai nuovi amministratori, i Crispino, i sindacati fanno presente che «nel caso in esame si è configurato un acquisto di ramo d’azienda, con il conseguente obbligo per l’acquirente di assumere tutto il personale nello stesso addetto. In tale direzione la proposta formulata dall’acquirente in sede concordataria è contraria alla legge e la palesata volontà successiva di assumere tutto il personale, salvo poi procedere al licenziamento delle unità ritenute in esubero, si configura come un tentativo di superare l’ostacolo che prevede la possibilità di assorbire solo parzialmente il personale della società cedente solo con accordo sindacale. È chiaro che l’eventuale licenziamento, anche dopo il trasferimento dell’azienda, poiché già preannunciato, unitamente al demansionamento dei dipendenti interessati e all’esternalizzazione delle attività, vedrà questa iniziativa debitamente contrastata. Si fa presente quindi che – continuano i sindacati nella lettera – ove non avesse luogo il confronto previsto per legge, ci si rivolgerà al prefetto, segnalando la condotta della Villa Aurora Hospital alla procura della Repubblica e al tribunale fallimentare». Segue, nella lettera, il lungo elenco dei settori che l’azienda intedne accorpare e da qui l’ammonimento, perché «pur accorpando i servizi al personale, si fa presente che devono essere garantiti riposi, ferie, festività e i carichi di lavoro devono essere espletati». Insomma le sigle nella lettera ai Crispini mostrano di voler fare sul serio e nella lettera continuano poi a tirare le somme a un avvio che li convince poco anche in termini di organico medico e di personale che sarebbe contrattualizzato per svolgere mansioni accreditate salvo poi farne delle altre. Finché, come è ovvio, non si arriva al coltello dalla parte del manico. L’acceditamento, appunto. E qui è un vero e proprio avvertimento. «Si mette in risalto altresì che – questo il passaggio saliente – qualunque sia la determinazione della società assegnataria dell’attività ex Villa Aurora srl, si vigilerà affinchè si rispettino le previsioni normative riguardanti i requisiti minimi per l’accreditamento della struttura». E nel pianeta sanità (accreditata) di Calabria si arriva sempre poi a questo incrocio, a questo dilemma. Che non è il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto di prima. Ma è il bicchiere che deve essere pieno per tutti sennò non versa più nessuno da bere…

 

I.T.