Droga, sgominato gruppo spacciatori del centro storico di Cosenza – I NOMI

Il Procuratore Spagnuolo: "Necessita un'azione preventiva da parte di famiglie, scuola, chiesa, istituzioni, magistratura e noi stiamo facendo un buon lavoro con la Prefettura e il Sert di Cosenza, per predisporre protocolli per insegnare ai docenti come riconoscere le situazioni di disagio".

Due persone sono finite in carcere, 7 agli arresti domiciliari, di cui uno con braccialetto elettronico, e per altre 4 persone e’ stato disposto l’obbligo di dimora. Indagate altre persone, tra cui una donna. Questo il bilancio dell’operazione antidroga effettuata oggi a Cosenza dalla polizia, che ha colpito un gruppo di pusher operanti nel centro storico. Le indagini sono partite dopo il decesso per overdose di una donna straniera e dal ritrovamento di quantitativi di droga dello stesso tipo di quello che aveva provocato la sua morte, in possesso di uno spacciatore gia’ noto. I due filoni iniziali dell’inchiesta sono stati poi uniti, visti gli evidenti punti di contatto. Molti gli episodi di spaccio documentati dagli agenti.

In carcere sono finiti Stefano Salerno, 33 anni, e Amedeo Mazzocca, 39 anni. Per Domenico Salerno, 55 anni, Alessandro Furfaro, 30 anni, Fausto Vezzoni, 38 anni, Antonio Belsito, 55 anni, Marco Ariello, 41 anni, e Francesco Mazzei, 24 anni, sono stati disposti gli arresti domiciliari. Domiciliari e braccialetto elettronico per Alessandro Morrone, 30 anni. Per Francesco Vencia, 44 anni, Filippo Meduri, 38 anni, Maria Pileria Capuano, 36 anni, e Ottavio Bevilacqua, 28 anni, e’ stato disposto il divieto di dimora nel Comune di residenza.

   Le indagini, e’ stato ribadito nel corso della conferenza stampa degli inquirenti, sono partite dopo la morte per overdose di una donna, una 37enne sarda, avvenuta nel centro storico della citta’ bruzia a dicembre del 2016. Successivamente sono stati sequestrati dei quantitativi di droga dello stesso tipo di quello che aveva provocato la morte della vittima, in possesso di un noto spacciatore, e, seguendo questa traccia, gli investigatori, unificando i due filoni di indagine, sono risaliti al gruppo.

“Questa indagine conferma ancora una volta che per combattere l’uso di sostanze stupefacenti, in questa citta’, non ci si puo’ limitare alla sola repressione, perche’ la repressione non risolve il problema” ha detto Mario Spagnuolo, procuratore capo di Cosenza.

“Necessita un’azione preventiva da parte di famiglie, scuola, chiesa, istituzioni, magistratura – ha detto ancora Spagnuolo – e noi stiamo facendo un buon lavoro con la Prefettura e il Sert di Cosenza, per predisporre protocolli per insegnare ai docenti come riconoscere le situazioni di disagio”. “La droga c’e’ e anche in grande quantita’” ha detto il procuratore aggiunto Marisa Manzini.

“Allo spaccio si collegano altri delitti, come le estorsioni – ha detto Manzini – perche’ il cliente che non paga viene poi minacciato e vessato”. Il capo della squadra mobile, Fabio Catalano, ha evidenziato che si tratta della seconda operazione di contrasto dello spaccio portata a termine in poche settimane. “Questa deriva da due distinte attivita’ d’indagine, poi confluite – ha spiegato il capo della mobile cosentina in un solo procedimento. Abbiamo fatto – ha aggiunto – un grande lavoro con le intercettazioni”.