‘Ndrangheta: arresti nel Reggino, anche sindaco e imprenditori

Si tratta del sindaco di Delianuova, Francesco Rossi è accusato di associazione mafiosa dalla DDA di Reggio Calabria diretta dal procuratore capo Giovanni Bombardieri

E’ in corso dalle prime ore di questa mattina una vasta operazione del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria, in esecuzione di un fermo di indiziato di delitto dalla Direzione Distrettuale Antimafia reggina nei confronti di appartenenti alla cosca Alvaro di Sinopoli, accusati di associazione di tipo mafioso, estorsione, truffa aggravata, trasferimento fraudolento di valori, aggravati dal metodo e dalle finalita’ mafiose.
Le indagini dei Carabinieri – si legge in una nota – hanno fatto luce sugli interessi criminali della cosca, una delle piu’ agguerrite del mandamento tirrenico della ‘ndrangheta reggina, in grado di infiltrare enti pubblici e amministrazioni locali per influenzarne le scelte e acquisire illecitamente appalti e finanziamenti pubblici.
I militari hanno accertato anche l’appartenenza alla ‘ndrangheta di un sindaco di un comune aspromontano.

Si tratta del sindaco di Delianuova, Francesco Rossi, il primo cittadino raggiunto da fermo di indiziato di delitto eseguito oggi dai Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria nell’ambito di una vasta operazione contro la cosca Alvaro di Sinopoli.

I militari hanno fermato complessivamente 18 persone, tra cui il sindaco di Delianuova e due imprenditori. Rossi, eletto 3 anni fa con una lista civica, e’ accusato di associazione mafiosa dalla DDA di Reggio Calabria diretta dal procuratore capo Giovanni Bombardieri.

ECCO COME GLI ALVARO HANNO MESSO LE MANI SULLA PA

Le indagini avrebbero documentato la capacita’ degli Alvaro di influenzare le scelte della pubblica amministrazione, in relazione all’attivita’ dei comuni di Sinopoli e, soprattutto, di quello di Delianuova. Riguardo agli interessi mafiosi su quel comune, centrale si sarebbe rivelata la figura di Rossi. Quando era ancora vicesindaco e assessore ai lavori pubblici (oggi e’ sindaco di Delianuova ma anche consigliere della Citta’ Metropolitana di Reggio Calabria), avrebbe partecipato ad una riunione in cui avrebbe affrontato con i rappresentanti della cosca, “in un clima – scrivono gli inquirenti – di piena sintonia e unita’ di intenti con i vertici del sodalizio”, questioni relative agli appalti e finanziamenti pubblici e, piu’ in generale, a problematiche del centro urbano di Delianuova su cui la cosca esercitava la sua influenza mafiosa. Rossi, in paticolare, avrebbe richiesto un intervento degli Alvaro su persone che ostacolavano la sua gestione amministrativa, adducendo presunte violazioni dei patti pre-elettorali da parte dell’allora sindaco nella definizione del piano regolatore comunale e della lottizzazione della zona di Carmelia a cui il clan era interessato. Questo per arrivare alla caduta del governo locale nel tentativo di porsi in prima persona alla guida dell’ amministrazione comunale.
Rossi, in pratica, secondo gli inquirenti, aveva deciso di portare sul tavolo dei suoi interlocutori mafiosi le diverse questioni che avevano generato gli attriti in seno all’amministrazione comunale, affinche’ le figure apicali della cosca si esprimessero nel merito, rinnovandogli il sostegno e interrompendo le condotte ostruzionistiche dei suoi oppositori. L’allora vicesindaco e assessore avrebbe, in sostanza, incarnato il ruolo di referente politico della cosca in seno all’amministrazione comunale di Delianuova e sarebbe stato collocato nella carica pubblica dalla ‘ndrangheta per farne gli interessi.