Valle Crati, il Comune di San Fili prova a “prendere tempo” ma il Consiglio di Stato ha accolto l’appello della società

L'amministrazione è inadempiente per 350mila euro

 Nonostante l’accordo transattivo raggiunto tra Il Comune di San Fili e il Fallimento di Valle Crati s.p.a, il municipio non ha pagato le rate del debito e ora il Consiglio di Stato ha accolto l’appello della società e disposto il rinvio degli atti al giudice di primo grado per il giudizio di ottemperanza. Queste in sintesi le decisioni dei giudici di Palazzo Spada sul debito da 350mila euro del Comune verso la società. Ora toccherà pagare. Il municipio aveva vinto al Tar il primo round del contenzioso ottenendo lo spostamento verso il giudice ordinario, molto più lungo di un giudizio di ottemperanza in sede di giustizia amministrativa. Giudizio che se condannerà il Comune costringerà lo stesso a pagare il debito se non si vuole l’insediamento di un commissario ad acta per il recupero delle somme. Scrivono i giudici in sentenza: ” Il motivo è fondato; la sentenza di primo grado deve essere riformata. Il Fallimento della società Valle Crati s.p.a. ha proposto ricorso in ottemperanza ai sensi dell’art. 112, comma 2, lett. c) Cod. proc. amm. per il quale: “L’azione di ottemperanza può essere proposta per conseguire l’attuazione…c) delle sentenze passate in giudicato e degli altri provvedimenti ad essi equiparati del giudice ordinario, al fine di ottenere l’adempimento dell’obbligo della pubblica amministrazione di conformarsi, per quanto riguarda il caso deciso, al giudicato”.Il provvedimento del quale il Fallimento chiedeva attuazione in sede di ottemperanza era il decreto ingiuntivo n. 1267/2009 del Tribunale di Cosenza. La pretesa del Fallimento così esposta radica per ciò solo la giurisdizione del giudice amministrativo in sede di ottemperanza. Il contratto di transazione intervenuto tra la curatela fallimentare ed il Comune non incide sulla conclusione raggiunta perché esso non è il titolo azionato dal Fallimento mediante il ricorso in ottemperanza; in altri termini, il Fallimento non ha dichiarato di far valere in sede di ottemperanza il diritto soggettivo, derivante dal contratto transattivo, ad ottenere il pagamento delle somme dovute nei termini ivi previsti – ciò che avrebbe effettivamente radicato la giurisdizione del giudice ordinario, peraltro in sede di cognizione – ma ha posto a fondamento della sua pretesa il decreto ingiuntivo non opposto. Rientra, comunque, nel perimetro della cognizione del giudice dell’ottemperanza valutare se e quali effetti abbia prodotto sul decreto ingiuntivo non opposto il successivo contratto transattivo intervenuto tra le parti, trattandosi di questione preliminare di merito che il giudice è tenuto a risolvere per valutare se sussiste il diritto di agire in via esecutiva (questione che può porsi come verifica se il diritto incorporato nel decreto ingiuntivo portato in esecuzione è attualmente esistente o è venuto meno per volontà delle parti a seguito della stipulazione del successivo contratto).  A tal fine il giudice dell’ottemperanza dovrà valutare il carattere novativo o meno della transazione conclusa, oltre che la validità della clausola risolutiva di inadempimento apposta al contratto di transazione trascritta dal Fallimento nel proprio atto di appello.  Ai sensi dell’art. 105, comma 1, Cod. proc. amm., avendo il giudice di primo grado declinato erroneamente la propria giurisdizione, la causa gli va nuovamente rimessa”.