Processi “Cartesio” e “Coffee break”, confermati dalla Cassazione i sequestri di beni per tre imputati

Revocata la misura di prevenzione personale, per carenza di attualità della pericolosità sociale al momento dell’applicazione

La Corte di Appello di Catanzaro

La Corte di appello di Catanzaro, nel procedimento di prevenzione contro Iacovo Gigliola, con decreto del 22/01/16, si è pronunciata sull’appello proposto dalla suddetta, nonché dai terzi interessati Malvito Francesco ed Andreoli Gina, rispettivamente marito e madre della suddetta, avverso il decreto del Tribunale di Cosenza – Sezione Misure di Prevenzione del 16/10/13, col quale veniva disposta l’applicazione nei confronti della suddetta della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di PS,con obbligo di soggiorno nel comune di residenza,e la misura di prevenzione patrimoniale della confisca di beni, quote di partecipazione ad aziende, società e conti correnti.

E, quindi, ha revocato detta misura di prevenzione personale, per carenza di attualità della pericolosità sociale al momento dell’applicazione, e ha limitato la confisca del fabbricato del comune di Cetraro di cui al foglio 37, part. 869, di proprietà di Andreoli Gina, quale erede anche di Iacovo Vincenzino, ad un valore corrispondente ad euro 165.000 (revocando nel contempo la confisca del fabbricato nella misura di un terzo), confermando le altre statuizioni di confisca.  “I ricorsi sono infondati e vanno, pertanto, rigettati. Nel caso in esame le doglianze esposte dai ricorrenti e — ancor prima, l’esame del provvedimento impugnato — non evidenziano profili di vera e propria «apparenza» motivazionale, anzi il contesto espressivo rappresenta con sufficiente chiarezza i necessari passaggi logici dell’iter dimostrativo della pericolosità sociale della Iacovo e della correlazione temporale della stessa rispetto agli incrementi patrimoniali oggetto di confisca. Invero, deve rilevarsi che, in relazione ai procedimenti di prevenzione iniziati anteriormente all’entrata in vigore del “Codice antimafia”, la giurisprudenza di questa Corte è stata costante nell’affermare che la definitività del provvedimento di rigetto della richiesta di applicazione di una misura patrimoniale ex art. 12 sexies d. I. n. 306 del 1992, conv. in I. n. 356 del 1992, costituisce ostacolo radicale ad un intervento ablativo di segno positivo nel procedimento di prevenzione avente ad oggetto i medesimi beni solo se la decisione afferisca agli accertamenti in fatto relativi ai presupposti costitutivi comuni, ma non anche se la stessa attenga a ragioni di mero rito o ad altri momenti di concessione delle misure, che ha annullato un decreto di confisca emesso in sede di giudizio di prevenzione di un immobile, già oggetto di sequestro ex art. 12 sexies d. I. n. 306 cit., revocato sulla base dell’accertata legittima provenienza del bene). Nello stesso senso dell’ autonomia della confisca adottata nell’ambito di un procedimento di prevenzione rispetto a quella disposta nell’ambito del procedimento penale ai sensi del suddetto art. 12 sexies, è orientata la giurisprudenza di questa Corte, successiva all’ entrata in vigore del “Codice antimafia”.