Confermati 30 anni di reclusione per Mario Gatto

 "Terminator IV" respinto il ricorso straordinario per Cassazione  contro la condanna per gli omicidi Marchio e Pelazza

“Il ricorso è inammissibile, alcuni errori dei collaboratori sono irrilevanti”.
Così ha sentenziato la suprema corte di Cassazione sul ricorso straordinario di Mario Gatto contro la sentenza definitiva di condanna a 30 anni di reclusione per gli omicidi Marchio e Pelazza, nel processo “Terminator” istruito dalla Dda di Catanzaro per far luce su agguati mortali che hanno bagnato di sangue le strade di città e provincia a cavallo tra i due Millenni. Due esecuzioni commessi a Cosenza e Carolei durante l’ultima terribile guerra tra cosche del cosentino.
Si legge in sentenza”Gatto Mario ha proposto ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell’art. 625 bis cod. proc. pen., avverso la sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, Sez. 1, n. 812 del 20/04/2016, dep. 2017, che ha rigettato il ricorso dell’imputato, confermando la condanna alla pena di anni trenta di reclusione inflitta dalla Corte di Assise di Appello di Catanzaro in relazione a due omicidi dolosi, uno ai danni di Marchi Vittorio, con ruolo di autista del gruppo di fuoco, e l’altro ai danni di Pelazza Enzo, con ruolo di esecutore materiale. Deduce la violazione di legge, lamentando il travisamento e l’errore di fatto contenuto nella sentenza della Corte di Cassazione alle pagine 34 e 35; espone che il collaboratore di giustizia Bevilacqua Francesco capo della ndrina degli zingari, all’epoca dei fatti federata con il clan Lanzino, ha più volte narrato che l’omicidio Marchio era stato deciso ed organizzato da membri della cosca Cicero, federata alla cosca Lanzino, e che, nel corso di un incontro con Chiodo Benito (contabile della cosca Cicero), gli erano stati indicati i killer designati in Mirabelli Massimo e Trinni Mario; successivamente, nel 2006, Bevilacqua ha riferito di avere incontrato il Chiodo anche dopo l’omicidio, e che gli esecutori gli erano stati indicati in Mirabelli e Caputo Domenico. Sarebbe dunque errato in fatto che i nomi dei due killer designati (Mirabelli e Trinni) siano rimasti nell’immaginario collettivo e che questo abbia determinato il cattivo ricordo del Bevilacqua, perché costui si era recato a casa di Chiodo per avere spiegazioni, e lì gli erano stati presentati i due assassini, Mirabelli e Caputo; l’errore di fatto consisterebbe nel ritenere che i nomi degli esecutori materiali siano rimasti sempre gli stessi, mentre in un primo momento aveva indicato Trinni al posto di Caputo. L’altro errore di fatto concernerebbe le dichiarazioni del collaboratore Amodio, che avrebbe riferito al Deodato Vincenzo (contabile del gruppo Lanzino) di aver incontrato Mirabelli, e di averlo indicato come un ‘ragazzo sveglio’, in quanto, in realtà, avrebbe detto che “si era fatto a Marchio”.